HABEMUS AGAR...!
Bocconi di gelatina di succo di sambuco con crema di composta di fragola
Ho sempre promesso che una volta terminata l'esigua scorta di fogli di colla di pesce avrei utilizzato l'agar-agar.
Chissà perchè questa polverina mi ha già stregata...
Sarà che la uso col misurino, ma mi sembra davvero di essere un chimico semi-sano alle prese con qualche esperimento dall'esito incerto, infiammato dal sacro fuoco della creazione!
E poi non so... l'ho usata senza remore, mentre la colla di pesce l'ho sempre solo adoperata in preparazioni dove non potevo davvero farne a meno.
Il fatto di utilizzare un addensante vegetale mi fa stare a cuor leggero. Non che sia vegetariana, ma forse la componente principe della colla di pesce, a pensarci, un po' di impressione la fa... soprattutto se la associo a una gelatina di frutta da "ciucciare" allegramente...
Sono ai primi tentativi quindi vi prego di non giudicare la banalità della ricetta, ma di considerarla una specie di tabella, se vogliamo...
Infatti, nei miei primi esperimenti eseguiti, ho constatato che volendo raggiungere una densità da dessert, quindi cremosa, basterà un rapporto di 1 grammo per ogni etto di sostanza da addensare.
Se invece vogliamo una consistenza più gelatinosa si può tranquillamente raddoppiare.
Se desideriamo una consistenza tipo gelatina di frutta aumentare a piacere.
Tuttavia non è così semplice perchè dipende molto dall'acidità dell'ingrediente di partenza, dalla pectina in esso già contenuta e dal fatto che sia "polposo" o liquido...
Il bello di questo processo, però, è che è retroattivo: se una volta solidificato l'alimento non siamo soddisfatti della consistenza, possiamo riscaldarlo nuovamente e aggiugere agar o liquido. Certo... possiamo farlo anche con la colla di pesce, ma la praticità della polvere dosabile con un misurino non ha paragone...
Ecco quindi cosa starà all'embrione di tanti dolci che dire light è dire poco e che -so già!- mi accompagneranno tutta questa estate che verrà! :D
Questi bocconi in particolare sono perfetti per "sciacquarsi" la bocca preparandola per un dessert.
Con questa preparazione partecipo al contest di Kia di superilmestolo: Agar Agar pensaci tu!!!
Ingredienti per la gelatina di sambuco:
500 ml di succo di sambuco (l'ho estratto a caldo preparando una composta con le bacche)
zucchero a piacere (io 4 cucchiai)
10 gr di agar-agar
-Scaldare il liquido fino ad ebollizione e zuccherarlo girando bene.
-Aggiungere l'agar a pioggia (se si desidera farlo sciogliere prima in poca acqua lasciandolo riposare un paio di minuti) e mescolare energicamente per 2 o 3 minuti.
-Mettere negli stampini desiderati e poi, una volta raffreddato, riporre in frigo per un paio d'ore.
Con questa dose di 2 gr x 100 gr raggiungeremo una consistenza molto compatta.
Ingredienti per la crema di composta di fragole:
300 g di fragole
2 cucchiai di zucchero
una spruzzata di limone
3 gr di agar-agar
-Mondare le fragole e tagliarle, tagliarle a pezzi, aggiungervi il limone e lo zucchero e mettere sul fuoco a fiamma bassa.
-Una volta che tenderanno a disfarsi, frullarle a caldo.
-Aggiungere l'agar a pioggia, mescolare energicamente per 2 o 3 minuti e togliere dal fuoco.
-Fare raffreddare e poi riporre in frigo.
Con questa dose di 1 gr x 100 gr raggiungeremo una consistenza cremosa.
Altri esperimenti... in corso d'opera! ;)
::::::::::::::: si aprono, si chiudono... e di tutte, questa è la più gustosa :::::::::::::::
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lunedì 21 marzo 2011
lunedì 9 agosto 2010
MULTI-FLOUR CAKE
Farcito con mirtilli alla lavanda
La farina 00 per una base neutra...
La farina multicereali per colorare l'impasto...
La farina di riso per dare dolcezza...
La maizena per donare la sofficità...
La farina di mais per un tocco rustico...
L'olio per un cake leggero...
Il limone per un aroma profumato...
Il ruhm per dare un tono...
I mirtilli per una colorata farcitura...
La lavanda per quel gusto in più...
Lo yogurt... perchè sennò mi scadeva! :D
Guarda tu come un solo ingrediente da far fuori muova intorno a sè tutto un carosello di elementi e ragionamenti!
Mi divertono sempre queste cose :)
Ingredienti:
80 gr di farina 00
80 gr di farina multicereali
80 gr di farina di riso
55 gr di maizena
55 gr di farina di mais da polenta
200 gr di zucchero
500 gr di yogurt al naturale
1 limone bio, la scorza
4 uova
1 bicchiere di olio di semi
3 cucchiai di ruhm
1 bustina di lievito per dolci
per la composta:
350 gr di mirtilli
150 gr di zucchero
1 rametto di lavanda
-Lavorare uova e zucchero con una frusta elettrica finchè non saranno chiare e spumose.
-Aggiungere lo yogurt, il ruhm e la scorzetta di limone grattugiata e amalgamare.
-Procedere poi con le varie farine a pioggia sempre mescolando bene.
-Unire infine l'olio a filo e concludere aggiungendo il lievito sempre amalgamando.
-Infornare in forno preriscaldato a 180° per 45-50 min, ma dipende dalle dimensioni del cake e questo è piuttosto grosso. Fa sempre fede la prova stecchino.
-Mentre il dolce cuoce preparare la composta mettendo mirtilli e zucchero in un pentolino.
-Rimestare spesso finchè non si raggiunge la densità desiderata, ma sempre considerando che da fredda sarà maggiormente consistente. A me ci è voluta circa mezz'ora.
-Poco prima di togliere dal fuoco aggiungere la lavanda e farla sobbollire per qualche minuto insieme alla composta.
-Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare in contenitore di vetro.
-Quando sia il dolce che la composta saranno freddi procedere alla farcitura. La dose di marmellata è perfetta per farcire un cake piuttosto grosso come questo.
Non racconterò che è un dolce da mille e una notte. In vero i cakes senza burro non mi entusiasmano, ma ogni tanto una preparazione più leggera ci va (mica si vive di solo Banana Curd ! :D ) e a giudicare dal micropezzo rimasto... non è decisamente stato vittima di discriminazioni! :)
Farcito con mirtilli alla lavanda
La farina 00 per una base neutra...
La farina multicereali per colorare l'impasto...
La farina di riso per dare dolcezza...
La maizena per donare la sofficità...
La farina di mais per un tocco rustico...
L'olio per un cake leggero...
Il limone per un aroma profumato...
Il ruhm per dare un tono...
I mirtilli per una colorata farcitura...
La lavanda per quel gusto in più...
Lo yogurt... perchè sennò mi scadeva! :D
Guarda tu come un solo ingrediente da far fuori muova intorno a sè tutto un carosello di elementi e ragionamenti!
Mi divertono sempre queste cose :)
Ingredienti:
80 gr di farina 00
80 gr di farina multicereali
80 gr di farina di riso
55 gr di maizena
55 gr di farina di mais da polenta
200 gr di zucchero
500 gr di yogurt al naturale
1 limone bio, la scorza
4 uova
1 bicchiere di olio di semi
3 cucchiai di ruhm
1 bustina di lievito per dolci
per la composta:
350 gr di mirtilli
150 gr di zucchero
1 rametto di lavanda
-Lavorare uova e zucchero con una frusta elettrica finchè non saranno chiare e spumose.
-Aggiungere lo yogurt, il ruhm e la scorzetta di limone grattugiata e amalgamare.
-Procedere poi con le varie farine a pioggia sempre mescolando bene.
-Unire infine l'olio a filo e concludere aggiungendo il lievito sempre amalgamando.
-Infornare in forno preriscaldato a 180° per 45-50 min, ma dipende dalle dimensioni del cake e questo è piuttosto grosso. Fa sempre fede la prova stecchino.
-Mentre il dolce cuoce preparare la composta mettendo mirtilli e zucchero in un pentolino.
-Rimestare spesso finchè non si raggiunge la densità desiderata, ma sempre considerando che da fredda sarà maggiormente consistente. A me ci è voluta circa mezz'ora.
-Poco prima di togliere dal fuoco aggiungere la lavanda e farla sobbollire per qualche minuto insieme alla composta.
-Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare in contenitore di vetro.
-Quando sia il dolce che la composta saranno freddi procedere alla farcitura. La dose di marmellata è perfetta per farcire un cake piuttosto grosso come questo.
Non racconterò che è un dolce da mille e una notte. In vero i cakes senza burro non mi entusiasmano, ma ogni tanto una preparazione più leggera ci va (mica si vive di solo Banana Curd ! :D ) e a giudicare dal micropezzo rimasto... non è decisamente stato vittima di discriminazioni! :)
mercoledì 28 luglio 2010
ALFA-ALFA E RAVANELLO ROSSO
Il mio primo raccolto
Quando sono andata a trovare Aneta con i miei Flowers Bisquits è stato molto carino. La sua casa dà sulla Dora e il rumore di acqua che scorre l'accompagna giorno e notte.
Si dice che abitare nelle prossimità di corsi d'acqua sia particolarmente rigenerante. Il fluire della corrente pare condizioni il proprio essere rendendolo mutevole e mai statico.
Io non so se è vero o no o se sia per questo o no, ma gli imput che ho ricevuto da lei sono stati molti.
E' sicuramente una giovane donna che ha una vita da raccontare.
Inoltre è attenta a quello che mangia e ai prodotti che usa: a casa sua imperano germogli, germe di grano, lieviti di birra, salse e lecitine di soja, fiori ed erbette, non esistono medicine e nemmeno zucchero (avrei voluto fare una foto al tavolo quando, accingendoci a mangiare, lei tirò fuori tutti questi barattoli al posto dei canonici sale, pepe e parmigiano!).
Quando mi ha parlato dei germogli io ho seguito con attenzione la sua spiegazione e osservato il suo germogliatore. Argomento sicuramente molto interessante, ma che al momento non avevo interesse ad approfondire personalmente.
Finchè...
Finche non ho assaggiato una manciatina di quei germogli...
Mamma mia che esplosione di gusto! Quel piccolo essere ha in sè tutta la forza del frutto fatto e finito, la tenerezza e la delicatezza di una vita vegetale che nasce e la bellezza di qualcosa di prezioso.
Il mix di alfa-alfa (erba medica) e ravanello rosso hanno creato un sapore molto simile al cren, ma più delicato. Io conoscevo solo quelli di soja che non sono saporitissimi...
Insomma: ora sì che ero convinta a continuare l'argomento di persona! Tanto che non ho resistito e sulla via di casa mi son fermata subito a comprare lui... THE GERMINATOR.
Nome da sterminatore, funzione da dispensatore di vita.
E questo è il mio primo raccolto.
Non ci saranno ricette perchè i germogli si consumano a crudo, magari in una bella insalata verde o con altre verdurine fresche per poter godere appieno della loro fragranza.
Dirò solo che per avere i germogli di alfa-alfa son bastati:
- 1 Germogliatore
- Mezza busta di semi
- 1 bicchiere d'acqua al mattino e uno la sera
- 3 giorni di attesa
E' bellissimo vederli crescere a vista d'occhio giorno dopo giorno! :)
Conservare poi in frigo in un barattolo o un contenitore e consumare entro pochi giorni.
Il mio primo raccolto
Quando sono andata a trovare Aneta con i miei Flowers Bisquits è stato molto carino. La sua casa dà sulla Dora e il rumore di acqua che scorre l'accompagna giorno e notte.
Si dice che abitare nelle prossimità di corsi d'acqua sia particolarmente rigenerante. Il fluire della corrente pare condizioni il proprio essere rendendolo mutevole e mai statico.
Io non so se è vero o no o se sia per questo o no, ma gli imput che ho ricevuto da lei sono stati molti.
E' sicuramente una giovane donna che ha una vita da raccontare.
Inoltre è attenta a quello che mangia e ai prodotti che usa: a casa sua imperano germogli, germe di grano, lieviti di birra, salse e lecitine di soja, fiori ed erbette, non esistono medicine e nemmeno zucchero (avrei voluto fare una foto al tavolo quando, accingendoci a mangiare, lei tirò fuori tutti questi barattoli al posto dei canonici sale, pepe e parmigiano!).
Quando mi ha parlato dei germogli io ho seguito con attenzione la sua spiegazione e osservato il suo germogliatore. Argomento sicuramente molto interessante, ma che al momento non avevo interesse ad approfondire personalmente.
Finchè...
Finche non ho assaggiato una manciatina di quei germogli...
Mamma mia che esplosione di gusto! Quel piccolo essere ha in sè tutta la forza del frutto fatto e finito, la tenerezza e la delicatezza di una vita vegetale che nasce e la bellezza di qualcosa di prezioso.
Il mix di alfa-alfa (erba medica) e ravanello rosso hanno creato un sapore molto simile al cren, ma più delicato. Io conoscevo solo quelli di soja che non sono saporitissimi...
Insomma: ora sì che ero convinta a continuare l'argomento di persona! Tanto che non ho resistito e sulla via di casa mi son fermata subito a comprare lui... THE GERMINATOR.
Nome da sterminatore, funzione da dispensatore di vita.
E questo è il mio primo raccolto.
Non ci saranno ricette perchè i germogli si consumano a crudo, magari in una bella insalata verde o con altre verdurine fresche per poter godere appieno della loro fragranza.
Dirò solo che per avere i germogli di alfa-alfa son bastati:
- 1 Germogliatore
- Mezza busta di semi
- 1 bicchiere d'acqua al mattino e uno la sera
- 3 giorni di attesa
E' bellissimo vederli crescere a vista d'occhio giorno dopo giorno! :)
Conservare poi in frigo in un barattolo o un contenitore e consumare entro pochi giorni.
mercoledì 14 luglio 2010
SEMINI E FAGIOLINI
con linguette di seitan
Ma non sono meravigliosi i semini??
A parte che sono allegri puntini nei nostri impasti o insostituibili guarnizioni dei nostri piatti, ma oltre a questo... che aroma!
Basta pensare: con cosa insaporisco questo pesce, questa verdura, questa salsa?
Ed ecco che troviamo il semino giusto, il semino azzardato, il semino classico...
Si meritano proprio un tag tutto per loro! Ed anche di essere un po' valorizzati (parlo per me) approfittando un po' di più della loro fragranza, della loro allegria, delle loro sfumature.
I ♥ semini !
Per questi fagiolini ho scelto quelli di senape, quelli di sesamo e quelli di girasole.
Ognuno ha portato con sè qualcosa lasciandomi soddisfatta di questo semplicissimo piatto.
A volte prepariamo cose talmente semplici che quasi ci sembra ridicolo postarle.
Ma io trovo che in questo periodo in cui le preparazioni sono spesso difficili da lavorare e la voglia di stare negli immediati dintorni di fonti di calore scarseggia... è l'idea che conta.
Inoltre a volte vogliamo trasmettere un profumo, una sensazione, un gusto. E non sempre è facile.
Quindi vi sottopongo questo piatto unico (ma si usa ancora dire così o abbiamo adottato una english version anche per questa definizione??) semplicissimo appunto, ma perfetto per non stare troppo ai fornelli senza rinunciare al gusto.
Ingredienti:
500 gr di fagiolini
4 hamburger di seitan
4 cucchiai di salsa di soja
2 cucchiaini di semi di sesamo
2 cucchiaini di semi di senape
1 cucchiaio abbondante di semi di girasole
-Mondare e lessare i fagiolini mantenendoli un po' croccanti e tenere da parte.
-In una padella fare scaldare dell'olio evo dove poi buttare gli hamburger di seitan tagliati a linguette. Fare sfrigolare bene.
-Aggiungere sesamo e senape e continuare la cottura finchè il seitan non sarà leggermente croccante.
-Unire i fagiolini e dopo qualche istante la salsa di soja.
-Far saltare a fuoco vivace.
-Guarnire infine coi semi di girasole.
-Servire caldo, tiepido o freddo.
[ Urca! Sono tra i finalisti del Contest Ricette per la Felicità di Juls' Kitchen!!! ]
con linguette di seitan
Ma non sono meravigliosi i semini??
A parte che sono allegri puntini nei nostri impasti o insostituibili guarnizioni dei nostri piatti, ma oltre a questo... che aroma!
Basta pensare: con cosa insaporisco questo pesce, questa verdura, questa salsa?
Ed ecco che troviamo il semino giusto, il semino azzardato, il semino classico...
Si meritano proprio un tag tutto per loro! Ed anche di essere un po' valorizzati (parlo per me) approfittando un po' di più della loro fragranza, della loro allegria, delle loro sfumature.
I ♥ semini !
Per questi fagiolini ho scelto quelli di senape, quelli di sesamo e quelli di girasole.
Ognuno ha portato con sè qualcosa lasciandomi soddisfatta di questo semplicissimo piatto.
A volte prepariamo cose talmente semplici che quasi ci sembra ridicolo postarle.
Ma io trovo che in questo periodo in cui le preparazioni sono spesso difficili da lavorare e la voglia di stare negli immediati dintorni di fonti di calore scarseggia... è l'idea che conta.
Inoltre a volte vogliamo trasmettere un profumo, una sensazione, un gusto. E non sempre è facile.
Quindi vi sottopongo questo piatto unico (ma si usa ancora dire così o abbiamo adottato una english version anche per questa definizione??) semplicissimo appunto, ma perfetto per non stare troppo ai fornelli senza rinunciare al gusto.
Ingredienti:
500 gr di fagiolini
4 hamburger di seitan
4 cucchiai di salsa di soja
2 cucchiaini di semi di sesamo
2 cucchiaini di semi di senape
1 cucchiaio abbondante di semi di girasole
-Mondare e lessare i fagiolini mantenendoli un po' croccanti e tenere da parte.
-In una padella fare scaldare dell'olio evo dove poi buttare gli hamburger di seitan tagliati a linguette. Fare sfrigolare bene.
-Aggiungere sesamo e senape e continuare la cottura finchè il seitan non sarà leggermente croccante.
-Unire i fagiolini e dopo qualche istante la salsa di soja.
-Far saltare a fuoco vivace.
-Guarnire infine coi semi di girasole.
-Servire caldo, tiepido o freddo.
[ Urca! Sono tra i finalisti del Contest Ricette per la Felicità di Juls' Kitchen!!! ]
giovedì 8 luglio 2010
IL CLAFOUTIS
questo sconosciuto
Ebbene sì, mi perdonino i veterani di forni e fornelli...
Mai mangiata, mai fatta e nemmeno mai vista. E nemmeno riesco a pronunciarla! Persino scriverla all'inizio è stato un problema: "Como... Livorno... Ancona..."
Questo dolce mi era del tutto sconosciuto prima di cominciare a sbirciare nel regno dei foodblogger.
Magari mi ci sarò anche imbattutta qualche volta nella mia vita in qualche locale e magari, conoscendomi, la mia attenzione è stata rubata da altro tipo di dolce più cremoso, più cioccolatoso, meno fruttoso...
Ma da quando bazzico dalle vostre parti e da quando è stagione di ciliegie (ormai andata... sigh...) ne vedo sbucare da tutti gli angoli.
Chiaramente l'attenzione era ormai catturata e quando ho visto la versione di FrancescaV, senza burro, ho pensato fosse perfetta per il light-tag.
Tuttavia non sapevo bene che gusto aspettarmi e che consistenza cercare. L'unica cosa appresa leggendo su moltissimi posts era che, facendo cuocere le ciliegie col nocciolo, avrei avuto un particolare aroma che diversamente non si sarebbe sprigionato. Dico la mia a riguardo: è verissimo!
Per curiosità ho fatto cuocere il dolce senza denocciolare le ciliegie e il sentore che si è rivelato quando era ancora tiepido (ma che poi è sparito quando si è raffreddato) è proprio quello di una leggera orzata.
Una bella sorpresa per me scoprire questo dolce semplice di gusto ed esecuzione e con quell'aroma in più regalato da questo semplice accorgimento.
Ora finalmente posso dire di aver assaggiato il Clafoutis. Mi manca solo sapere come si pronuncia per evitare scene a tavola tipo... " Cos'è? " e io " Una claf... una clof.. una CLAFUI' !!! "
Non mi resta che provare anche la versione meno light, ma per questo periodo così rovente ho trovato quella di Francesca un'ottima e saporita soluzione. Ecco la ricetta.
Ingredienti:
300 gr di ciliegie mature
2 uova
80 gr di farina 00
125 gr di yogurt bianco
60 gr di zucchero di canna chiaro + un po' per spolverare
150 ml di latte freddo
semi di metà baccello di vaniglia (io non ne avevo e ho messo vanillina)
1 cucchiaio di kirsch (io ho messo della grappa gialla)
-In una terrina preparare la pastella sbattendo leggermente le uova, unendo a pioggia la farina e poi incorporando yogurt, zucchero e latte.
-Mescolare con una forchetta o con il frustino da pastella finchè il composto non sia bello liscio.
-Aggiungere i semi della vaniglia e il liquore.
-Lavare, asciugare e denocciolare le ciliegie (io ho appunto saltato l'ultimo passaggio) e appoggiarle sul fondo di una pirofila imburrata.
-Versare la pastella e infornare in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti. Io l'ho lasciato 35, finchè non si è dorato sulla superficie.
-Sfornare e spolverare di zucchero di canna e servire tiepido
Nel mio caso sarebbe bastata una pirofila più piccola per far sì che la frutta fosse quasi del tutto ricoperta dall'impasto, ma ne ero momentaneamente sprovvista. Tuttavia anche queste ciliegiozze che sbucano per metà allegre e tonde non mi sono dispiaciute all'occhio
questo sconosciuto
Ebbene sì, mi perdonino i veterani di forni e fornelli...
Mai mangiata, mai fatta e nemmeno mai vista. E nemmeno riesco a pronunciarla! Persino scriverla all'inizio è stato un problema: "Como... Livorno... Ancona..."
Questo dolce mi era del tutto sconosciuto prima di cominciare a sbirciare nel regno dei foodblogger.
Magari mi ci sarò anche imbattutta qualche volta nella mia vita in qualche locale e magari, conoscendomi, la mia attenzione è stata rubata da altro tipo di dolce più cremoso, più cioccolatoso, meno fruttoso...
Ma da quando bazzico dalle vostre parti e da quando è stagione di ciliegie (ormai andata... sigh...) ne vedo sbucare da tutti gli angoli.
Chiaramente l'attenzione era ormai catturata e quando ho visto la versione di FrancescaV, senza burro, ho pensato fosse perfetta per il light-tag.
Tuttavia non sapevo bene che gusto aspettarmi e che consistenza cercare. L'unica cosa appresa leggendo su moltissimi posts era che, facendo cuocere le ciliegie col nocciolo, avrei avuto un particolare aroma che diversamente non si sarebbe sprigionato. Dico la mia a riguardo: è verissimo!
Per curiosità ho fatto cuocere il dolce senza denocciolare le ciliegie e il sentore che si è rivelato quando era ancora tiepido (ma che poi è sparito quando si è raffreddato) è proprio quello di una leggera orzata.
Una bella sorpresa per me scoprire questo dolce semplice di gusto ed esecuzione e con quell'aroma in più regalato da questo semplice accorgimento.
Ora finalmente posso dire di aver assaggiato il Clafoutis. Mi manca solo sapere come si pronuncia per evitare scene a tavola tipo... " Cos'è? " e io " Una claf... una clof.. una CLAFUI' !!! "
Non mi resta che provare anche la versione meno light, ma per questo periodo così rovente ho trovato quella di Francesca un'ottima e saporita soluzione. Ecco la ricetta.
Ingredienti:
300 gr di ciliegie mature
2 uova
80 gr di farina 00
125 gr di yogurt bianco
60 gr di zucchero di canna chiaro + un po' per spolverare
150 ml di latte freddo
semi di metà baccello di vaniglia (io non ne avevo e ho messo vanillina)
1 cucchiaio di kirsch (io ho messo della grappa gialla)
-In una terrina preparare la pastella sbattendo leggermente le uova, unendo a pioggia la farina e poi incorporando yogurt, zucchero e latte.
-Mescolare con una forchetta o con il frustino da pastella finchè il composto non sia bello liscio.
-Aggiungere i semi della vaniglia e il liquore.
-Lavare, asciugare e denocciolare le ciliegie (io ho appunto saltato l'ultimo passaggio) e appoggiarle sul fondo di una pirofila imburrata.
-Versare la pastella e infornare in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti. Io l'ho lasciato 35, finchè non si è dorato sulla superficie.
-Sfornare e spolverare di zucchero di canna e servire tiepido
Nel mio caso sarebbe bastata una pirofila più piccola per far sì che la frutta fosse quasi del tutto ricoperta dall'impasto, ma ne ero momentaneamente sprovvista. Tuttavia anche queste ciliegiozze che sbucano per metà allegre e tonde non mi sono dispiaciute all'occhio
lunedì 5 luglio 2010
FINTA TARTARA
con scalogno caramellato
Non sapevo se postare questa ricetta...
I motivi sono molteplici: il macellaio non ha fatto un buon lavoro col taglio al coltello della carne (volevo farlo da me, ma ho dato per scontato che coi loro coltellacci sarebbe venuta meglio), la presentazione non è venuta come volevo, la foto è tagliata in modo strano tipo foto di famiglia senza i piedi, ma soprattutto perchè... non ha superato la Prova Dolce Metà!
Il pover'uomo pazientemente si nutre di tutti i miei esperimenti e di solito li apprezza tutti, quali più quali meno. Ma questa finta tartara... proprio no.
Ci pensavo da qualche giorno e ridendo sotto i baffi immaginavo il momento in cui avrebbe visto la ciccia con l' "ovetto" (sembra vero, eh?!!). Avevo perfino spiegato con entusiasmo al macellaio cosa avrei fatto di quel manzo che lui pazientemente stava tagliuzzando. Il suo sguardo era stato eloquente, ma non mi aveva scoraggiata perchè immaginavo la sorpresa che avrei destato a tavola una volta scoperto il trucchetto.
Ecco allora che la domenica a pranzo mi cimento nell'ardita preparazione.
Sì sì, le facce sono state tutte come mi aspettavo, tranne una: quella dell'assaggio.
Ci ha provato, eh! Ho visto che ci ha provato... ma proprio non ce l'ha fatta :) .
A me invece è piaciuta, ma chiaramente il dubbio rimane: è postabile o è una schifezza?
La conferma l'ho avuta la sera a cena al bis (eh... me ne sono toccate due porzioni): si può proporre. Anzi...non cambierei proprio nulla.
Come sappiamo la tartara è una tipica preparazione francese che prevede carne cruda e tuorlo d'uovo crudo. E' abbastanza diffusa anche qui in Piemonte, ma personalmente, mangiata una volta, non ho mai avuto voglia di riassaggiarla.
Però, visto che la carne cruda ci piace molto, ho pensato di farne una... finta!
Ingredienti:
400 gr di manzo tagliato al coltello
6 albicocche + 1 per decorazione
mezzo bicchiere di vino bianco secco
1 limone
3 scalogni
erba cipollina
pepe
sale
1 cucchiaino di zucchero
olio evo
-Mondare le 6 albicocche e metterle ad ammorbidire a fuoco dolce in un pentolino con il succo di mezzo limone.
Quando hanno raggiunto una consistenza cremosa togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
-Tagliare a dadini lo scalogno e farlo soffriggere in un po' d'olio.
Aggiungere poi 2 cucchiai di aceto e un cucchiaino da caffè di zucchero e fare quasi caramellare.
Una volta consumato l'aceto aggiungere il mezzo bicchiere di vino bianco, un pizzico di sale e fare cuocere coperto.
Quando il vino sarà consumato togliere dal fuoco e mettere da parte a raffreddare.
-Intanto condire la carne con il succo dell'altro mezzo limone, olio, sale, pepe ed erba cipollina.
-Quando la composta di albicocca è fredda aggiungere abbondante pepe ed erba cipollina.
-Comporre la tartara contornandola con la composta ed adagiandovi sopra mezza albicocca che verrà massaggiata delicatamente con un po' d'olio per ottenere l'effetto lucido.
-Accompagnare con lo scalogno caramellato e servire.
L'abbinamento è forse azzardato, ma io ho trovato che l'acidulo della composta di albicocche ben si sposasse con la carne a sua volta condita con del limone. Il dolce l'ho invece affidato allo scalogno che, accompagnando il resto, completava i bouquet di sapori.
con scalogno caramellato
Non sapevo se postare questa ricetta...
I motivi sono molteplici: il macellaio non ha fatto un buon lavoro col taglio al coltello della carne (volevo farlo da me, ma ho dato per scontato che coi loro coltellacci sarebbe venuta meglio), la presentazione non è venuta come volevo, la foto è tagliata in modo strano tipo foto di famiglia senza i piedi, ma soprattutto perchè... non ha superato la Prova Dolce Metà!
Il pover'uomo pazientemente si nutre di tutti i miei esperimenti e di solito li apprezza tutti, quali più quali meno. Ma questa finta tartara... proprio no.
Ci pensavo da qualche giorno e ridendo sotto i baffi immaginavo il momento in cui avrebbe visto la ciccia con l' "ovetto" (sembra vero, eh?!!). Avevo perfino spiegato con entusiasmo al macellaio cosa avrei fatto di quel manzo che lui pazientemente stava tagliuzzando. Il suo sguardo era stato eloquente, ma non mi aveva scoraggiata perchè immaginavo la sorpresa che avrei destato a tavola una volta scoperto il trucchetto.
Ecco allora che la domenica a pranzo mi cimento nell'ardita preparazione.
Sì sì, le facce sono state tutte come mi aspettavo, tranne una: quella dell'assaggio.
Ci ha provato, eh! Ho visto che ci ha provato... ma proprio non ce l'ha fatta :) .
A me invece è piaciuta, ma chiaramente il dubbio rimane: è postabile o è una schifezza?
La conferma l'ho avuta la sera a cena al bis (eh... me ne sono toccate due porzioni): si può proporre. Anzi...non cambierei proprio nulla.
Come sappiamo la tartara è una tipica preparazione francese che prevede carne cruda e tuorlo d'uovo crudo. E' abbastanza diffusa anche qui in Piemonte, ma personalmente, mangiata una volta, non ho mai avuto voglia di riassaggiarla.
Però, visto che la carne cruda ci piace molto, ho pensato di farne una... finta!
Ingredienti:
400 gr di manzo tagliato al coltello
6 albicocche + 1 per decorazione
mezzo bicchiere di vino bianco secco
1 limone
3 scalogni
erba cipollina
pepe
sale
1 cucchiaino di zucchero
olio evo
-Mondare le 6 albicocche e metterle ad ammorbidire a fuoco dolce in un pentolino con il succo di mezzo limone.
Quando hanno raggiunto una consistenza cremosa togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
-Tagliare a dadini lo scalogno e farlo soffriggere in un po' d'olio.
Aggiungere poi 2 cucchiai di aceto e un cucchiaino da caffè di zucchero e fare quasi caramellare.
Una volta consumato l'aceto aggiungere il mezzo bicchiere di vino bianco, un pizzico di sale e fare cuocere coperto.
Quando il vino sarà consumato togliere dal fuoco e mettere da parte a raffreddare.
-Intanto condire la carne con il succo dell'altro mezzo limone, olio, sale, pepe ed erba cipollina.
-Quando la composta di albicocca è fredda aggiungere abbondante pepe ed erba cipollina.
-Comporre la tartara contornandola con la composta ed adagiandovi sopra mezza albicocca che verrà massaggiata delicatamente con un po' d'olio per ottenere l'effetto lucido.
-Accompagnare con lo scalogno caramellato e servire.
L'abbinamento è forse azzardato, ma io ho trovato che l'acidulo della composta di albicocche ben si sposasse con la carne a sua volta condita con del limone. Il dolce l'ho invece affidato allo scalogno che, accompagnando il resto, completava i bouquet di sapori.
mercoledì 30 giugno 2010
FINTA PARMIGIANA
e un nuovo tag
Questa estate mi è più difficile pensare light. Sarà questo hobby del momento, sarà che sono bersagliata da decine e decine di idee stuzzicose, sarà che siete tutti dei diavolacci tentatori, ma io di solito, a questo punto dell'anno, penso light!
Mi passa un po' la voglia di formaggio, di intingoli sostanziosi, di biscotti burrosi...
Ma quest'anno? Il caldo avanza e io farei ancora colazione con gli shortbreads, mangerei tagliatelle ai sette formaggi e concluderei ogni pasto con dolci decisamente heavy.
Qui bisogna darsi una ridimensionata... non tanto per la prova costume (quella la supero di sicuro... quello di carnevale del Gabibbo mi sta benissimo!), ma per una questione di leggerezza.
Mica voglio farmi cogliere dalla spossatezza ad ogni fine pasto! Mica volgio che mi si riproponga la caponata a metà pomeriggio! Mica voglio morire di caldo per le mila calorie ingerite con 30° all'ombra!
Quindi - qui ed ora - nasce un imperativo: think light!
E conseguente tag.
Cominciamo con questa finta parmigiana: non si frigge, non si usano intingoli pesanti e si fa sauna col forno. Più leggero di così...!
Ingredienti:
1 grossa melanzana
pane guttiau o carasau qb
sugo fresco o pronto
200 gr di mozzarella non acquosa
olio evo qb
-Mondare la melanzana e farne fette di circa mezzo cm, cospargere di sale e lasciare riposare mezz'oretta su un ripiano inclinato. Tamponarle poi leggermente con carta assorbente.
-Farle appassire in forno preriscaldato a 200°. A me son bastati 15 minuti per ogni infornata.
-Intanto preparare il sugo come preferite. Io in questo caso ho usato la polpa già pronta unita a cipollina dorata, prezzemolo e abbondante basilico.
-Man mano che le melanzane son pronte riporle su un piatto irrorandole di olio a crudo (magari senza esagerare sennò l'effetto light si vanifica...).
-Tagliare la mozzarella (o altro formaggio che preferite) a dadini.
-Posizionare poi uno strato di pane carasau sul fondo di una pirofila.
-Inumidire con qualche cucchiaio di sugo.
-Disporre le melanzane.
-Cospargere di mozzarella e ripetere gli strati fino ad esaurimento ingredienti.
-Infornare a 200° (tanto il forno è già caldo) per 15 min ca.
-Servire caldo, tiepido o freddo.
Non vi racconterò che è appagante come una grondante parmigiana da mangiare su una fetta di pane croccante, ma è buona, saporita e soprattutto... light!
... dài che mi sento sulla buona strada...
Aggiungo questo piatto al Contest ... è Tempo di Melanzane! di Fabiola di Olio e Aceto.
e un nuovo tag
Questa estate mi è più difficile pensare light. Sarà questo hobby del momento, sarà che sono bersagliata da decine e decine di idee stuzzicose, sarà che siete tutti dei diavolacci tentatori, ma io di solito, a questo punto dell'anno, penso light!
Mi passa un po' la voglia di formaggio, di intingoli sostanziosi, di biscotti burrosi...
Ma quest'anno? Il caldo avanza e io farei ancora colazione con gli shortbreads, mangerei tagliatelle ai sette formaggi e concluderei ogni pasto con dolci decisamente heavy.
Qui bisogna darsi una ridimensionata... non tanto per la prova costume (quella la supero di sicuro... quello di carnevale del Gabibbo mi sta benissimo!), ma per una questione di leggerezza.
Mica voglio farmi cogliere dalla spossatezza ad ogni fine pasto! Mica volgio che mi si riproponga la caponata a metà pomeriggio! Mica voglio morire di caldo per le mila calorie ingerite con 30° all'ombra!
Quindi - qui ed ora - nasce un imperativo: think light!
E conseguente tag.
Cominciamo con questa finta parmigiana: non si frigge, non si usano intingoli pesanti e si fa sauna col forno. Più leggero di così...!
Ingredienti:
1 grossa melanzana
pane guttiau o carasau qb
sugo fresco o pronto
200 gr di mozzarella non acquosa
olio evo qb
-Mondare la melanzana e farne fette di circa mezzo cm, cospargere di sale e lasciare riposare mezz'oretta su un ripiano inclinato. Tamponarle poi leggermente con carta assorbente.
-Farle appassire in forno preriscaldato a 200°. A me son bastati 15 minuti per ogni infornata.
-Intanto preparare il sugo come preferite. Io in questo caso ho usato la polpa già pronta unita a cipollina dorata, prezzemolo e abbondante basilico.
-Man mano che le melanzane son pronte riporle su un piatto irrorandole di olio a crudo (magari senza esagerare sennò l'effetto light si vanifica...).
-Tagliare la mozzarella (o altro formaggio che preferite) a dadini.
-Posizionare poi uno strato di pane carasau sul fondo di una pirofila.
-Inumidire con qualche cucchiaio di sugo.
-Disporre le melanzane.
-Cospargere di mozzarella e ripetere gli strati fino ad esaurimento ingredienti.
-Infornare a 200° (tanto il forno è già caldo) per 15 min ca.
-Servire caldo, tiepido o freddo.
Non vi racconterò che è appagante come una grondante parmigiana da mangiare su una fetta di pane croccante, ma è buona, saporita e soprattutto... light!
... dài che mi sento sulla buona strada...
Aggiungo questo piatto al Contest ... è Tempo di Melanzane! di Fabiola di Olio e Aceto.
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