________________________________ non cucino, gioco: something about me ________________________________

mercoledì 9 marzo 2011

CREME CARAMEL
VS
PUDDING
DI PERLE DI TAPIOCA ALLA FAVA TONKA


Quando ho aperto il blog, mesi fa, imperava il mitico tè matcha. Ne ero totalmente affascinata... quel colore verdino che dipingeva poetici cakes mi aveva catturata totalmente. La febbre del matcha mi è passata vedendo quanti eurini mi sarebbe costato colorare muffins e biscotti...
E' poi venuta la volta delle perle di tapioca. Ho visto tentativi davvero originali per convincerci che era un ingrediente buono oltre che curioso...
E finchè non le ho provate non ho avuto pace.
In ultimo ecco la fava tonka. Se non avessi provato la fava tonka sarei potuta morire di curiosità aggrappandomi angosciata al monitor del pc...
Addirittura evitavo di capire che sapore potesse avere per gustarmi totalmente la sorpresa, una volta procurata.
E non è stato facile! Non vivo certo in una città dimanticata dal mondo, ma anche cercandola nei negozi più accreditati mi son vista rimirare da capo a piè con occhio pallato.
Ho desistito quando una commessa, alla mia richiesta, ha risposto: " la fava atomica???!!! "
... °_° ...
Non restava che ordinarla on line (ottima scusa per fare il pieno di spezie interessanti tra cui l'African Rub e altre che prima o poi presenterò).

Questo per dire cosa?
Per porvi un quesito:
se sul menù di un ristorante leggeste questi due dessert e mai in vita vostra aveste provato perle e fava... cosa scegliereste?
Io, curiosa come sono, ho già implicitamente risposto.
Poi crème caramel tutta la vita, eh!
Ma ad una tastatina a nuovi sapori non so resistere...
E mi chiedo come si possA! Per quello vi interrogo...
Sarò food-fashion-victim o solo vittima della mia scimmiesca curiosità culinaria??
Mah! Intanto stasera doppio dessert... :)

Mi scuso per la riuscita sommaria delle preparazioni. Non son poi così belline...
Per la Crème Caramel non lascio ricetta. Ognuno ha la sua...
Lascio però quella del pudding, unico modo degno, a mio avviso, di consumare le perle di tapioca. La ricetta è la base di questa, presa da questa di Tuki, con leggera modifica tonkesca.
Come dice lei, trattare queste palline come si farebbe per un budino di riso, è la cosa migliore.
Inoltre avremo un comfort-food piuttosto leggero e decisamente gradevole...

Ingredienti per il pudding:
350 ml di latte
50 gr di perle di tapioca
1 tuorlo
1 cucchiaio di zucchero
1 pizzico di sale
una grattata di fava tonka

-Lavare le perle, sgocciolarle e versarle insieme al latte in un pentolino dal fondo alto. Lasciare in ammollo per 30 minuti circa.
-Unire poi nel pentolino, insieme alla tapioca e al latte, il sale, una generosa grattata di fava tonka (per la quantità va a gusto. Io mi regolo come se grattassi della noce moscata perchè ha lo stesso "potere insaporitore") e il tuorlo d'uovo precedentemente lavorato con lo zucchero.
-Mescolare bene e portare ad ebollizione su fiamma bassissima (io ho anche usato un frangifiamma), avendo cura di non smettere di mescolare per circa 15 min da quando si vedranno le prime bolle.
-Un volta che si sarà formato un composto cremoso e le perle saranno trasparenti, ma sempre intere, trasferire il tutto in un recipiente di vetro per fargli perdere un po' di calore e coprire con film alimentare a contatto per fare sì che non si formi la pellicola sopra la crema. Lasciare intiepidire.
-Mettere il composto un una cocottina, cospargere di zucchero e caramellare in forno o con l'apposito attrezzo.
-Servire tipido.

venerdì 4 marzo 2011

AFRICAN RUB
Il lato indomabile della polpetta






















African Rub (leggo quanto riporta l'etichetta del sacchettino di spezie):
E' una miscela di spezie con l'aroma e la forza tipici dell'Africa.
Insaporisce in forma selvaggia [ :D ] e intensa carne alla brace o in padella.
Sapore unico, indimenticabile e affascinante.
Miscela nata in Sud-Africa per insaporire la carne alla brace nel corso dei safari [ !!! ].
Ingredienti: timo, pepe, aglio, alloro, curcuma, cassia, cannella, zucchero di canna, sale, cumino, kummel, coriandolo, cardamomo, senape, zenzero, pepe della Jamaica, prezzemolo, cipolla, chili, noce moscata.

Questa cosa della forma selavaggia di come questa miscela insaporisca la carne mi ha fatto ridere la prima volta e continua a farmi ridacchiare ancora, non senza destare però qualche preoccupazione!
Immaginavo già epiloghi di cene con commensali danzanti intorno ai tavoli e mobili trasformati in falò...
Mi son chiesta: ohmmamma... e se usassi questa miscela per delle semplici polpettine che succederebbe?? Mi si trasformerebbero in meteore saltellanti che una volta cotte prenderebbero il via seguendo il richiamo della savana??
Insomma... ho deciso di correre ugualmente questo grosso rischio, ma non senza le dovute cautele...
Ho aggiunto yogurt (quello, si sa, non è che aizzi gli animi...), ho usato manzo e salsiccia (invece che improbabili animali frutto di qualche safari), ho aggiunto delle placide patate e ho preparato le polpette ascoltando la colonna sonora di Amelie di Yann Tiersen...
Insomma... ho fatto di tutto per evitare che il preoccupante e incontrollabile lato selvaggio della pietanza si risvegliasse...

Caspiterina, però! Una certa danza sulle papille con acquolina annessa la fanno ugualmente...
Non potevo non proporle a Claudia di Verdecardamomo per il suo contest Magie con le Spezie.


Ingredienti:
200 gr di macinato di manzo
200 gr di salsiccia
2 patate medie
1 uovo
1 cucchiaio di prezzemolo
1 yogurt greco compatto al naturale
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
sale e olio evo qb
3 cucchiaini di African Rub

-Lessare le patate e passarle al passalegumi o allo schiacciamedesime.
-Sbudellare la salsiccia (lo so... termine orrendo, ma qui siamo selvaggiii!! :) e unirla al manzo, all'uovo a qualche pizzico di sale, al prezzemolo, a un cucchiaio di yogurt e a un cucchiaino di African Rub.
-Impastare il tutto. Il composto è morbido e appiccicosino. Volutamente non ho aggiunto del pan grattato perchè le volevo belle morbide, ma vedete voi.
-Formare delle palline della grandezza di una noce e riporre su un piatto.
-In una padella grande scaldare dell'olio, mettere a soffriggere lo spicchio d'aglio giusto per dare profumo e poi toglierlo. Buttarvi poi la cipolla a dadini e farla imbiondire.
-Una volta ammorbidita la cipolla unire le polpettine e rigirarle con cura in modo che soffriggano bene.
-In una padella più piccolina, intanto, fare scaldare un paio di cucchiai d'olio e unirvi poi i due restanti cucchiaini di African Rub facendola sfrigugliare.
-Unire subito il restante yogurt, un pizzico di sale e mescolare bene finchè il tutto non sia ben amalgamato.
-Versare il composto sulle polpette e fare cuocere senza coperchio finchè non si sia consumato l'intingolo, rigirandole con cura.

Io l'ho canzonata, ma l'African Rub è davvero un'accreditata miscela piuttosto famosa per la carne alla brace :)
E confermo... nonostante i miei tentativi di domarla è un'esplosione di sapore!

Claudia chiede di raccontare perchè abbiamo scelto una determinata spezia. Nel mio caso è semplicissimo! Dopo aver letto un'etichetta così non avreste voluto provarla anche voi?? :D

mercoledì 2 marzo 2011

MINI CAKES DI FARINA DI CASTAGNE
Morbidissimi...



















Innanzitutto GRAZIE.
Grazie per gli auguri, grazie a chi si è fermato un attimo a scrivermi due righe, grazie, insomma!
Il compleanno che si era annunciato con botti e festeggiamenti ha avuto un brusca frenata, per poi riprendersi nel finire della settimana scorsa.
Ci son state cose, quest'anno, davvero da dimenticare...
Ma altre invece assolutamente da ricordare e che, anzi, hanno dato una spinta piacevole e spazzato via quelle antipatiche, per qualche giorno.
Mi sono fatta, conoscendo Viola, davvero un bel regalo... :)

E così, per ringraziarvi ancora del vostro passaggio, voglio rendervi partecipi di una ricettina che mia non è, ma che ho ormai adottato come tra i miei pret-a-préparer favoriti.
Quando l'ho vista me ne sono subito innamorata. Adoro castagne e derivati e la mia farina aspettava proprio l'ispirazione giusta.
In verità ho già fatto questo impasto tre volte (compresa una per il compleanno della mum farcita di ganache al fondente), ma ce lo siamo sempre tacitamente pappato senza rendergli ancora la giusta menzione d'onore.
Ecco quinidi cosa ha fatto In Cucina Con Me con la farina di castagne.
Qui scrivo la "mia" versione a cui ho apportato delle piccole varianti dettate dal gusto personale.

Ingredienti:
120 gr di farina di castagne
100 gr di burro a temperatura ambiente
70 gr di zucchero
3 uova a temperatura ambiente
120 gr di latte
30 gr di pinoli
1 punta di cucchiaino di polvere di vaniglia
mezza bustina di lievito

per decorare:
una manciata di pinoli
50 gr di cioccolato fondente al 65% sciolto a bagnomaria

-Montare burro, zucchero e polvere di vaniglia fino ad ottenere una massa spumosa.
-Aggiungere poi un uovo alla volta amalgamando bene prima di aggiungere il successivo.
-Unire poi la farina a pioggia intervallandola al latte quando l'impasto diventerà più consistente.
-Aggiungere infine il lievito e per ultimi i pinoli.
L'impasto avrà un po' l'aspetto "ricottina" di quelli che sembra tendano a slegarsi, ma non  preoccupatevi: in vero è decisamente stabile e rende anche parecchio nonostante le minima quantità di farina.
-Mettere l'impasto in unico stampo o stampini separati e infornare in forno preriscaldato a 180° per 20 munuti per gli stampi piccoli e 30/40 a seconda della dimensione, per quelli grandi.

Io li adoro...




Caris mi ha  sfacciatamente ( e mai sfacciataggine fu più gradita :) chiesto di inserire questa ricetta nella sua raccolta in atto per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla chiusura della Fondazione Santa Lucia.
La ricetta non è mia, come ripeto, ma accolgo volentierissimo il suo invito.
Grazie Caris... e, come ho già scritto da te, mi fa immenso piacere vedere che la tua inziativa abbia avuto una tale risonanza.

lunedì 21 febbraio 2011

TANTI AUGURI A MEEEEE !!!

























Scusate se questa settimana sarò assente dai vostri blog, ma cominciano i festeggiamenti NAZIONALI indetti per il mio compleanno!! :D
Come? Non ne sapevate nulla?? Nel Tiz-calendario è una festa segnata in rossissimo!
Un bacio a tutti e a presto *********

venerdì 18 febbraio 2011

CUNIGGHIU A' STIMPIRATA
A not-last-minute recipe

























Ma facciamo parlare anche un po' sto sangue siculo che scorre nelle vene!!
E' vero, lo trascuro...
Ma in fondo mia madre ha imparato a cucinare una volta sposata (pure lei dall'oggi al domani e con risultati da oscar!) e non ha avuto modo di vivere appieno la sua regione dal punto di vista culinario, essendosi trasferita qui in Piemonte da ragazzina.
Col passare del tempo, però, si è riappropriata di ricette della sua tradizione ripescando dalla memoria sapori e gesti materni, ricostruendo piatti che l'hanno vista crescere.
Il cunigghiu a' stemperata della Nonna Teresa è uno di questi.
Lunga preparazione, ma che ripaga fino in fondo con un gusto delicatamente agrodolce che una volta assaggiato non si dimentica più.
La ricetta è la sua e anche quel che si vede in foto non esce dalla mia cucina, ma è un "avanzo" (fossero tutti così, gli avanzi!!!) della cena dell'altra sera in cui abbiamo festeggiato compleanni passati, presenti e futuri raggruppandoli all'insegna di questi sapori.
E poi, detto tra noi... il giorno dopo è anche più buono! ;)

Ingredienti per la prima fase: a'stimpirata
200 gr di cipolline o una cipolla grossa
200 gr di olive verdi snocciolate (quelle buone, eh! non quelle tristi...)
50 gr di capperi
2 gambi di sedano
2 carote
1 cucchiaio di zucchero di canna
Olio evo e aceto di vino rosso q.b.

-Cuocere le cipolline in un po' di acqua e aceto. Una volta cotte e consumata l'acqua rosolarle con un filo d'olio.
-Una volta dorate aggiungere ancora un po' di aceto e lo zucchero e unirvi olive e capperi.
-Intanto sbollentare sedano e carote in acqua e aceto per 10 minuti.
-Scolarli bene, friggerli un po' (se volete) e poi unirli al resto degli ingredienti.
-Assaggiare perchè non è detto che sia necessario aggiungere del sale dato che olive e capperi apportano già molto sapore.
-Lasciare riposare fino al giorno dopo rigirando di tanto in tanto.

Ingredienti per la seconda fase: il coniglio
1 coniglio tagliato a pezzi piccoli
1 cipolla tagliata a velo
2-3 foglie di alloro
farina q.b. per infarinare il coniglio
Olio evo, sale e aceto di vino rosso q.b.
2 patate a dadi fritte separatamente (facoltativo)

-Lavare e asciugare il coniglio e infarinarlo.
-Friggere i pezzi in olio evo e metterli da parte.
-In un'altra ampia padella soffriggere le cipolle e unirvi poi i pezzi di coniglio.
-Fare rosolare, salare (poco), sfumare con aceto e ultimare la cottura con un poco di brodo o acqua caldi.
-Unire infine la stemperata e continuare la cottura per ancora una decina di minuti.
-Lasciare poi riposare a fiamma spenta girando di tanto in tanto.
-Servire tiepido o freddo (io lo preferisco tiepido) unendovi all'ultimo momento (facoltativo, ma io lo consiglio) le patate.

Da leccarsi le dita...

martedì 15 febbraio 2011

LA TORTINA
una piccola tradizione



















Non abbiamo mai festeggiato San Valentino.
Sì, lo so, lo so... ora mi prenderò della scarsamente romantica, ma che ci volete fare...
Tral'altro in tale giorno ricade anche il compleanno della mum e ricordo un anno in cui, come regalo, la invitammo a cena in un posticino delizioso.
Solo alla fine degli antipasti mi resi conto che intorno a noi erano tutte coppiette.
Sembravamo iomammetettù, la coppia accompagnata dalla sòcera... :D
L'unica ricorrenza che si è fatta strada piano piano negli anni, in questo giorno, è portare a tavola una tortina. Ma d'altronde come resistere... per San Valentino i pasticceri danno il meglio misurandosi in dolcetti piccoli, ma ben curati, di ogni forma e colore.
Impossibile resistere!
Quest'anno però, per la prima volta, l'ho fatto da me :)

Ringrazio tantissimo Stefania che mi ha virtualmente accompagnata nel corso d'opera (con ansie da prestazione annesse) per la creazione del suo Pan di Spagna, il primo per me.
E' ottimo: soffice e delicato. Una base perfetta, ma dovrete resistere alla tentazione di azzannarlo così com'è!
La farcitura invece l'ho presa da Semi di Papavero, provvidenzialmente postata giusto giusto ieri...

Quando l'hommo ha assaggiato il primo morso, l'ho guardato di sottecchi per notare la reazione.
Masticando, pian piano che gli elementi han cominciato a dialogare tra loro sulle papille, ha allargato gli occhi e ha detto: hai fatto il mou!! O_O
Ragazzi...con il pds dell' Araba Felice, il caramello di Semi di Papavero e la ganche al fondente di Dolci fatti in casa di Guido Tommasi... è venuta una tortina goduriosa da spavento!
La foto rappresenta chiaramente il dolcetto tutto intero, ma per far capire l'entità pericolosa della crema mou (che ho addizionato di granella di mandorle e usata a completo raffreddamento) ne ho voluta mettere accanto una palettata.
Divino!

Ingredienti e dosi per uno stampo tet-a-tet di 15 cm:
2 uova
60 gr di amido di mais
80 gr di zucchero semolato (la prossima volta ne metterò anche solo 60)
il succo di 1/4 di limone
un pizzico di sale qualche goccia di limone per montare gli albumi

per il mou:
50 gr di zucchero semolato
125 ml di panna
25 gr di burro tassativamente salato
30 gr di mandorle tritate grossolanamente

per la ganache:
100 gr di cioccolato fondente al 70%
80 ml di panna
20 gr di burro a temperatura ambiente

mandorle a lamelle per decorare

pds:
-montare a neve gli albumi con qualche goccia di limone.
-quando saranno fermissimi aggiungervi i tuorli, sempre sbattendo con le fruste (è vero! non si smontano!)
-Quando il composto sarà omogeneo aggiungere lo zucchero e sbattere finchè non sia amalgamato.
-Aggiungere poi, poco alla volta, l'amido setacciato, incorporandolo delicatamente con una spatola.
-Versare il composto in uno stampo imburrato e infarinato con l'amido di mais, riempiendolo al massimo per i 2/3.
-Infornare a 180° per i primi 10 minuti e scendere e 170° per i successivi 10. Date le dimensioni dello stampo basteranno 20 minuti di cottura, forse anche 17/18...
-NON APRIRE il forno prima che sia cotto, come raccomanda la Stefi, o si affloscerà irrimediabilmente.
-Spegnere poi il forno, tenerlo socchiuso con l'ausilio di un mestolo o un turacciolo e lasciare riposare il dolce per circa 5 minuti.
-Poi estrarlo e quando è intiepidito avvolgerlo in un sacchetto del pane e poi in uno di plastica fino a completo raffreddamento.

mou:
-mettere lo zucchero in un pentolino dal fondo spesso su fiamma bassa e attendere che sia sciolto e dorato.
-a questo punto versarvi sopra la panna precedentemente riscaldata, un po' alla volta, facendo attenzione agli schizzi bollenti e mescolando energicamente.
-sempre mescolando lasciare sul fuoco ancora qualche minuto.
-togliere dalla fiamma e aggiungere il burro. Tassativamente deve essere burro salato (o perlomeno burro+sale) perchè sennò il tipico gusto del mou ce lo scordiamo...
-fare raffreddare completamente e aggiungere le mandorle tritate.

ganache:
-grattugiare il cioccolato in un contenitore capiente
-versarvi sopra la panna bollente e mescolare finchè il composto sia omogeneo
-aggiungervi il burro e accorpare finchè l'amalgama non sia liscio.

Assemblare poi il dolce tagliando a metà il pds, farcendolo con il mou (se volete potete inumidiere un po' il pds spennellandolo con un poco di latte) e ricoprendolo con la ganache.
Decorare a piacere.

Inutile ripetere quanto era buono, vero?? :)

venerdì 11 febbraio 2011

MINI KNODEL ALLA RICOTTA
e polvere d'arancia


















Io mangio prima con gli occhi.
Si, siamo tutti un po' così...
Ma qui nel food-blogger-world mi avete abituata bene!
La foto anticipa sempre la ricetta creando parametri, facendo immaginare sensazioni gustative, appagando la vista, raccontando una storia tutta sua...
E alcuni libri?? Che immagini... stupefacenti, delicate, perfette.
Per quello quando sfoglio un libro di ricette senza l'ombra di una foto, sbarello...
Mi innervosisco e comincio a guardarmi intorno manco potessi trovare sul cuscino del divano o fuori dal finestrino della metro la rappresentazione del tacchino o della torta in questione.
Divento ansiosa e ingiustificatamente insofferente.
Così mi è capitato anche leggendo qualche ricettina da Mangiare di Stagione, edizioni Slow Food, comprato in megasconto da Eataly.
Il manuale è interessantissimo perchè è un cofanetto contenente 4 libercoli, uno per stagione.
Le ricette sono spesso tradizionali, ma non banali e tutte attente agli ingredienti tipici del periodo in questione.
Però nemmeno un disegnino a matita... :(
Ma oggi è accaduto il miracolo...
Mi son detta: allora, Tizi... l'età del libro-con-le-figure l'hai superata da un pezzo. Ora hai anche un minimino di esperienza che ti aiuti a capire. Leggiti ste ricette prova a immaginare!
E via...
Leggendo ingredienti e lavorazione la mente ha cominciato a crearsi delle immagini tutte sue, rese ancora più gustose dal fatto che... chi lo sa se corrispondessero poi al vero!! :)
Immaginavo consistenze, colori, profumi e a quelli si sommavano tutti i e se facessi così? e se impastassi cosà?
Inoltre non essere influenzati da rappresentazioni già costruite forse aiuta anche l'immaginazione.
Insomma... se già di mio ho le briglie culinarie abbastanza sciolte, questo esercizio ha contribuito a fare volare la fantasia ancora di più...
E meno male perchè questo manuale ne vale davvero la pena.
E inoltre ho superato un mio limite, eccheccavolo!
A proposito di cavoli :) ... la ricettina è per il contest La Banda declina Arancio de La Banda dei Broccoli ed è liberamente tratta e modificata da quella dei knodel di ricotta del suddetto libro.

Ingredienti:
100 gr di pane in cassetta senza crosta
2 uova
125 gr di zucchero a velo
200 gr di ricotta vaccina
50 gr di burro
qualche cucchiaio di farina 00
50 gr di zucchero semolato
1 punta di cucchiaino di polvere di vaniglia
2 cucchiaini e mezzo di polvere di arancia
40 gr di pane grattugiato
pìruli di mandarino per decorare

-Sciogliere il burro e unirvi lo zucchero a velo, la vaniglia e mezzo cucchiaino di polvere d'arancia.
-Lavorare la ricotta con le uova amalgamando bene.
-Aggiungervi poi il pane tagliato a dadini e il burro mescolando finchè il composto non sia omogeneo.
-Consiglio di aggiungere la farina un cucchiaio alla volta finchè non si ottenga un impasto "appallottolabile".
-Fare riposare per circa un'ora.
-Fare bollire una pentola di abbondante acqua salata.
-Con le mani umide formare con l'impasto delle palline della grandezza di una noce.
-Buttarne 7/8 alla volta nell' acqua a bollire per 5 minuti.
-Raccogliere con la schiumarola, adagiare su un piatto e fare raffreddare.
-Intanto unire pangrattato, zucchero semolato e due cucchiaini di polvere d'arancia in una ciotola o in un vassoio.
-Rotolarvi i knodel e rimodellarli quanto più rotondi possibile schiacciando così gli ingredenti sulla superficie.
-Rotolarveli ancora una volta, stavolta senza comprimerli, e adagiarli su una teglia rivestita di carta da forno.
-Infornare a 180° per 15 minuti + qualche minuto di grill per dorare.
-Servire tiepidi. Comodi perchè si possono preparare prima e infornare all'ultimo momento.

Ho voluto proporre a La Banda dei Broccoli questa profumatissima, aromatica e preziosa parte dell'arancia: la scorza.
L'ho prelevata da arance bio tagliandola con un pelapatate, essiccandola e poi polverizzandola non troppo finemente.
In rete ci sono diversi esempi della polvere d'arancia. Io ho usato l'essiccatore,  ma per farla credo basti anche solo riporre le scorze (senza la parte bianca, mi raccomando, perchè è amara) su un semplice calorifero. Semplicissima!