________________________________ non cucino, gioco: something about me ________________________________

martedì 31 maggio 2011

UN GRAZIE E UN SALUTO
en passant...

Non son morta...
Mi spiace per l' assenza dal mio e dai volstri blog, ma non siete fuori dai miei pensieri :)
Solo che in questo periodo va così... inutile forzare la mano se si è a corto di ispirazione...
Ci tenevo però a lasciare un saluto a chi si trovasse a passare di qua.
Ho letto che in questo periodo molti hanno dei problemi con blogger, tral'altro...

Vorrei però ringraziare tanto la Titti de Il Blog della Titti per avermi premiato nel suo contest Un goloso souvenir a cui avevo parteciapato con questo post. Sono in tremendissimo ritardo e me ne scuso.

La sorpresa recapitata è stata una deliziosa torta sacher proveniente direttamente dall'Hotel Sacher di Vienna. Lei non sa come io l'adori e quante volte mi sia seduta a quei tavolini (ma anche a quelli dell'Hotel Sacher di Salzburg) per gustarla con la panna in tutta la sua originalità...
Per me è stato un viaggio nel viaggio e nella memoria del sapore.
E solo per questo la devo ringraziare. Se poi aggiungiamo che la confezione era bellisima e la scatoletta di legno che la conteneva, una vera delizia...
Grazie Titti, tanto anche da parte dell'hommo che ha fatto gli occhioni quando l'ha vista... :)
Ecco la tua delizia.





Un abbraccione a e tutti e a presto.
Ho in mente un bel post e non vedo l'ora mi torni l'ispirazione per poterlo condivider con voi... :***


mercoledì 13 aprile 2011

FORMAGGETTE IN RASPI DI SAMBUCO
con marmellata di sambuco, miele di sula e grani di senape


















(cliccare sull'immagine per ingrandire :)

Eccolo qui il mio ultimo esperimentooo!!!
Ma quanto mi diverto??? :D
Ci avevo già provato, ma avevo solo dato vita a una strana coltura di muffe multicolori.
Stavolta no...
Ho avvolto le formaggette una per una nella carta-frigo dopo averle cosparse dei resti del sambuco usato per la marmellata e le ho lasciate in frigo due settimane.
Il sambuco giaceva in freezer in attesa che mi tornasse la voglia di metterci mano, dopo la prima e ultima esperienza avuta l'estate scorsa...
Ricordando il grandissimo potere colorante di questa impestata bacca, avevo subito pensato a usarne gli scarti per colorare qualcosa.
Son davvero soddisfatta delle sfumature che han preso le mie formaggette e non potevo non creare loro una tavola tutta nelle stesse nuances.
E come non proporla ad Ambra per il suo contest Mise en Place? :)
Lascio la ricetta della marmellata che trovo si accompagni molto bene a formaggi freschi o semistagionati.

Ingredienti:
700 gr di sambuco pulito
250 gr di miele di sula (o a piacere)
3 cucchiai di grani di senape

-Fare cuocere il sambuco a fiamma moderata finchè non si sarà un po' sfatto.
-Filtrare il succo (io lo avevo poi usato per le gelatine con l'agar).
-Passare le bacche cotte al passalegumi, mettere da parte i resti in un contenitore e raccogliere la polpa in una pentola.
-Aggiungere poi nella pentola il miele e cuocere facendo consumare fino a raggiungere la consistenza desiderata.
-Aggiungere infine i grani di senape cassonati e fare cuocere altri 10 minuti.
-Invasettare in barattoli sterilizzati (magari piccoli, max da 250 g: son più carini e versatili) chiuderli e capovolgerli. Il sottovuoto si formerà da solo.
-Fare riposare un paio di mesetti e poi servirla con formaggi semistagionati o freschi oppure semplicemente spalmata sul pane a colazione.

giovedì 7 aprile 2011

FROLLA AL BURRO DI CAPRA
con carciofi alla scalogno


















A chi piace il sapore del formaggio di capra?
Non a tutti, lo so.
A me molto. Certo... che sia però ben calibrato e non troppo invadente.
Quando ho visto il burro di capra ho subito pensato a un croccante guscio di frolla dal gusto deciso, ma delicato, pronto a ospitare dei dolci carciofi.
La sequenza dei gusti è stata una perfetta combinazione di contraddizione e armonia.
Difficile spiegare, ma la frolla riesce ad essere delicata e saporita al tempo stesso e i carciofi dolci, ma con la personalità dello scalogno. Nessun sapore sovrasta l'altro.
Un bel connubio.

Pippotto su burro di capra: inutile dire che è particolarmete indicato per chi soffre di intolleranza al latte vaccino, tuttavia il lattosio c'è quindi la tolleranza dipende un po' dal grado di insofferenza ad esso.
Il sapore è innegabilmente quello, quindi a chi non piace difficilmente lo sostituirà con il solito burro.
Inoltre non è assolutamente più "magro" del burro di mucca, anzi... forse ha addirittura qualche caloria in più.
Nonostante ami i contrasti non lo vedo molto bene per farne dei biscotti. O meglio... bisognerebbe sperimentare un po' per trovare il giusto grado armonico. Lo troverei fantastico però per dei sablè salati, semplici semplici magari con pepe nero e rosmarino.


Ingredienti:
6 carciofi
1 tazza da tè di besciamella soda delicata
una generosa grattata di parmigiano
150 gr di prosciutto
2 uova
2 scalogni
olio evo, sale, pepe qb

per la frolla:
200 gr di farina 00
50 gr di farina integrale
125 gr di burro di capra
4 pizzichi di sale
1 cucchiaio di zucchero
2 uova
1 spolverata di pan grattato

-Preparare la frolla come di consueto: io passo al mixer tutti gli ingredienti freddi tranne le uova, li verso in un terrina, separo bene i bricioloni e poi aggiungo l'uovo impastando velocemente.
-Metterla nella pellicola e lasciarla riposare in frigo almeno mezz'ora.
-Intanto mondare i carciofi e afettarli finemente.
-Soffriggere lo scalogno, unirvi i carciofi, aggiustare di sale e farli stufare. A cottura ultimata togliere il coperchio e fare asciugare bene i liquidi rimasti a fiamma viva. Tenere da parte e fare raffreddare.
-Preparare la besciamella, ma meglio se sia delicata per lasciare tutta la dolcezza ai carciofi.
-Separare tuorli e albumi.
-Unire nel mixer carciofi, prosciutto, tuorli, parmigiano, pepe e sale e frullarli finemente.
-Stendere intano la frolla: l'operazione non è facilissima perchè il burro di capra si comporta in modo diverso. Lega meno gli ingredienti, ha una untuosità tutta sua e tende a sciogliersi in fretta.
Consiglio velocità e tanta farina su spianatoia e mattarello.
-Stendere infine la frolla spessa circa mezzo cm in uno stampo a cerniera, bucherellare il fondo e spolverare di pan grattato in modo che assorba la residue umidità della farcia.
-Montare a neve gli albumi, unirli con delicatezza al composto di carciofi e disporli nella frolla livellando l'impasto.
-Infornare in forno preriscaldato a 180° per circa un'ora o fino a quando la farcia tenderà a gonfiarsi e formare una bella crosticina.
-Servire tiepida.

giovedì 31 marzo 2011

RAMEN CON SEITAN
e piccola riflessione






















Un piccolo omaggio al Giappone.
Tardivo forse, ma sentito.
E che quel che sta succedendo sia un monito che ci faccia riflettere sul nucleare.
Come abbiamo visto non è la gestione degli impianti -ora più sicuri- che è preoccupante, ma la gestione dell'imprevisto.
E le conseguenze di un imprevisto come questo non valgono la pena.
Interroghiamoci se "questa è la strada giusta per assicurarci un futuro".

Ingredienti per due persone:
150/200 gr di seitan
1 scalogno o una cipollina
2 cucchiai di salsa di soja
1 o 2 bicchieri d'acqua

per il ramen:
200 gr di noodles
400/500 ml di acqua
2 cucchiai di salsa di soja
1 pezzo di zenzero
1 cucchiaino di malto d'orzo
una macinata di pepe bianco

per il top:
qualche foglia di spinaci o di costine
mezzo porro
1 uovo
1 foglio di alga nori
1 narutomaki (io non l'ho trovato e mi sono arrangiata con del surimi, del prosciutto cotto e un cucchiaio di concentrato di pomodoro)

-Fare stufare il seitan facendolo prima arrosticchiare su un lettino di scalogno e poi far continuare la cottura con la salsa di soja e l'acqua per circa 30/40 minuti. Fare poi raffreddare e tagliare a fette abbastanza spesse.
-Intanto sbollentare gli spinaci o le costine. Una volta freddi strizzarli e tagliarli in modo regolare.
-Sodare un uovo.
-Tagliare il porro a filini sottili.
-Se trovate il narutomaki meglio. Sennò io ho provveduto così: ho srotolato tre surimi e li ho sovrapposti, ho poi tritato finemente del prosciutto cotto con un cucchiaio di concentrato di pomodoro, l'ho steso sul surimi, l'ho riarrotolato stretto fermandolo con della pellicola e l'ho messo in frigo per un'oretta.
-Ora fare bollire l'acqua, aggiungere lo zenzero, la soja, il malto, il pepe e infine i noodles.
-Una volta cotti versare il contenuto in due ciotole, compreso il brodo.
-Disporre poi sopra le fette di seitan, un foglio di alga nori, gli spinaci, mezzo uovo, il narutomaki (o quel che l'è) tagliato a "fetta di salame" e il porro a filini.
-Gustare con bacchette e tassativo risucchio (pare sia molto cool :)

lunedì 21 marzo 2011

HABEMUS AGAR...!
Bocconi di gelatina di succo di sambuco con crema di composta di fragola

























Ho sempre promesso che una volta terminata l'esigua scorta di fogli di colla di pesce avrei utilizzato l'agar-agar.
Chissà perchè questa polverina mi ha già stregata...
Sarà che la uso col misurino, ma mi sembra davvero di essere un chimico semi-sano alle prese con qualche esperimento dall'esito incerto, infiammato dal sacro fuoco della creazione!
E poi non so... l'ho usata senza remore, mentre la colla di pesce l'ho sempre solo adoperata in preparazioni dove non potevo davvero farne a meno.
Il fatto di utilizzare un addensante vegetale mi fa stare a cuor leggero. Non che sia vegetariana, ma forse la componente principe della colla di pesce, a pensarci, un po' di impressione la fa... soprattutto se la associo a una gelatina di frutta da "ciucciare" allegramente...

Sono ai primi tentativi quindi vi prego di non giudicare la banalità della ricetta, ma di considerarla una specie di tabella, se vogliamo...
Infatti, nei miei primi esperimenti eseguiti, ho constatato che volendo raggiungere una densità da dessert, quindi cremosa, basterà un rapporto di 1 grammo per ogni etto di sostanza da addensare.
Se invece vogliamo una consistenza più gelatinosa si può tranquillamente raddoppiare.
Se desideriamo una consistenza tipo gelatina di frutta aumentare a piacere.
Tuttavia non è così semplice perchè dipende molto dall'acidità dell'ingrediente di partenza, dalla pectina in esso già contenuta e dal fatto che sia "polposo" o liquido...
Il bello di questo processo, però, è che è retroattivo: se una volta solidificato l'alimento non siamo soddisfatti della consistenza, possiamo riscaldarlo nuovamente e aggiugere agar o liquido. Certo... possiamo farlo anche con la colla di pesce, ma la praticità della polvere dosabile con un misurino non ha paragone...
Ecco quindi cosa starà all'embrione di tanti dolci che dire light è dire poco e che -so già!- mi accompagneranno tutta questa estate che verrà! :D
Questi bocconi in particolare sono perfetti per "sciacquarsi" la bocca preparandola per un dessert.

Con questa preparazione partecipo al contest di Kia di superilmestolo: Agar Agar pensaci tu!!!

Ingredienti per la gelatina di sambuco:
500 ml di succo di sambuco (l'ho estratto a caldo preparando una composta con le bacche)
zucchero a piacere (io 4 cucchiai)
10 gr di agar-agar

-Scaldare il liquido fino ad ebollizione e zuccherarlo girando bene.
-Aggiungere l'agar a pioggia (se si desidera farlo sciogliere prima in poca acqua lasciandolo riposare un paio di minuti) e mescolare energicamente per 2 o 3 minuti.
-Mettere negli stampini desiderati e poi, una volta raffreddato, riporre in frigo per un paio d'ore.
Con questa dose di 2 gr x 100 gr raggiungeremo una consistenza molto compatta.

Ingredienti per la crema di composta di fragole:
300 g di fragole
2 cucchiai di zucchero
una spruzzata di limone
3 gr di agar-agar

-Mondare le fragole e tagliarle, tagliarle a pezzi, aggiungervi il limone e lo zucchero e mettere sul fuoco a fiamma bassa.
-Una volta che tenderanno a disfarsi, frullarle a caldo.
-Aggiungere l'agar a pioggia, mescolare energicamente per 2 o 3 minuti e togliere dal fuoco.
-Fare raffreddare e poi riporre in frigo.
Con questa dose di 1 gr x 100 gr raggiungeremo una consistenza cremosa.

Altri esperimenti... in corso d'opera! ;)


venerdì 18 marzo 2011

SFORMATINI TRICOLORE
cercando il senso di appartenenza




















Ieri è stata la festa per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Lo scrivo e già mi occorre una pausa per pensare.
Cosa mi ha smosso alla fine questa celebrazione?
Un gran rodimento interiore nel vedere l'intera classe politica applaudire la retorica e cantare l'inno con ostentata fierezza.
Un giramento di cabasisi nel constatare con quale presidente del consiglio siamo arrivati a questa ricorrenza.
Un fastidio interiore nel non sentire un senso di appertenenza, un barlume di patriottismo, un benchè minimo moto di fierezza...
Non sono cresciuta con il senso della patria, forse perchè l'aveva già fatta qualcun altro, e ancora adesso mi chiedo cosa rappresenti per me il tricolore.
Ma quando vedo un ragazzo indiano al semaforo in piedi sotto la pioggia per ore a vendere bandiere mi confondo ancora di più.
Per qualcuno (che sta peggio) significa speranza. Per altri democrazia.
Ma per noi che ci siamo dentro??
Perchè dobbiamo sempre pensare a chi sta peggio per valutare ciò che abbiamo? Questo non ci fa crescere.

Nel pomeriggio seguo la presentazione di un libro: Donne del Risorgimento, tenuta dall' autrice nelle vesti di gradevolissima oratrice.
Lì -nella storia- trovo fermento di ideali, volontà di appartenenza, sprezzo della paura e tenacia nel perseguire un credo fino alla morte.
In una ricorrenza che non si può non festeggiare faccio pace con questa festa pensando con immenso rispetto a chi ha sacrificato tutto, anche la vita, per quella bandiera che ostentiamo più per goliardìa che per senso di patria.

Uffici pubblici (l'impiegato col pizzetto dipinto a tricolore, manco ai mondiali lo avremmo visto) e identità private (supermercati, negozi) ostentano spillette e coccarde.
Sul mio balcone sventola il tricolore.
E forse anche il mio piatto, preparato per una cena tra amici, rappresenta uno sforzo da parte mia nel cercare questo spirito di appartenenza. Un po' goliardico, forse. Ma giuro che ci ho provato.

Ingredienti per 6 cocottine:
1 cestino di cavoletti
1 terrina grande di spinaci al netto
mezza cipolla
3 uova
3 cucchiai di besciamella soda
2 etti di mortadella
una generosa grattata di parmigiano o pecorino
Olio evo, sale, pepe qb
formaggio filante e pomodori secchi per il top

-Lessare le verdure in acqua salata e poi passarle al mixer per ridurle in purea.
-Fare soffriggere la mezza cipolla in olio evo fino a doratura e poi aggiungervi la purea di verdura e farla saltare in modo che perda più possibile umidità.
-Aggiungere al composto due cucchiai di besciamella e fare raffreddare.
-Intanto passare al mixer la mortadella con un tuorlo e un cucchiaio di besciamella.
-Quando il composto di verdure è freddo aggiungere anche lì due tuorli e amalgamare bene.
-Montare gli albumi a neve e aggiungerne l'equivalente dei 2/3 alle verdure e il restante 1/3 alla mortadella, mescolando dall'alto verso il basso per non smontarli.
-Prendere poi i pirottini e con un cucchiaio fare uno strato di composto verde, poi uno di mortadella e poi un altro verde.
-Mettere le cocotte in una teglia, riempirla d'acqua affinchè i 2/3 dei pirottini ne siano immersi e infornare a 180° per 30 minuti o finché si sarà formata una bella crosticina.
-Estrarre dal forno, aggiunfere formaggio e pomodorini e rinfornare per altri 5 minuti, giusto perchè si fonda il formaggio senza bruciacchiarsi.
-Sfornare dopo 5 minuti di stazionamento a forno spendo (pura precauzione), fare intiepidire un po' e servire.
-Noi le abbiamo mangiate riscaldate poi nel forno con coperchietto sopra e non avevano perso nulla dell'ariosa sofficità. Ottime: da rifare!

Con questa ricetta partecipo al contest Una Ricetta Lunga 150 anni di Cuoca a Tempo Perso.

lunedì 14 marzo 2011

UNA PASTA AL FORNO SPECIALE
fatta perBene...























Confesso che ne sapevo davvero poco sull' endometriosi.
Non posso che ringraziare Sonia (anche per le delucidazioni via mail :) per aver posto l'accento su un problema così comune eppure non così chiaro ai molti.
Come sempre l'alimentazione gioca un ruolo fondamentale quando si è affetti da una qualche patologia.
Chi lo è da endometriosi trae beneficio da alimenti come pasta, riso, cereali integrali, verdure, pesce azzurro, olio evo, noci.
Da evitare, invece, sono gli alimenti che possono incrementare le infiammazioni come i latticini, le carni rosse, la caffeina, l'alcol, il burro, i grassi insaturi e altri ancora che potete leggere sull'Intro del Contest perBene di Oggi Pane e Salame, domani...
Trovo confortante sapere che piccole attenzioni nutrizionali possano fare la differenza ed è per questo che partecipo molto volentieri a questo progetto di divulgazione di cui mi faccio tassello.
Maggiori delucidazioni in merito le troverete presso ILLA for People e A.P.E. Onlus, partners dell'inziativa.

La mia scelta degli ingredienti è caduta sulla volontà di creare un piatto unico, anche gradevole all'occhio (chi deve limitarsi a tavola, secondo me, deve essere doppiamente premiato con pietanze che, oltre che buone e preparate con cura, siano anche gradevoli alla vista!).
I carboidrati sono dati dalla pasta, le fibre da abbondanti verdure e le proteine dalla frutta secca e dalle uova, creando così un piatto equilibrato e completo.
A noi è piaciuta tantissimo! Delicata, ma gustosa. E con un perfetto equilibrio tra tutti i sapori presenti. L'hommo si è rivelato entusiasta e ha dichiarato di averla mangiata più volentieri di un piatto di lasagne, che detto da lui... °_°
Ecco la ricetta :)

Ingredienti per uno stampo da plum-cake:
250/300 gr di ziti
4 carciofi
2 fette spesse di zucca
mezza cipolla
5/6 noci
1 cucchiaio di pinoli
1 spicchio d'aglio
3 uova
3/4 scalogni
1 cucchiaio di miele granulare (o zucchero)
Olio evo, sale, noce moscata, prezzemolo qb

-In una padella profumare un po' d'olio evo con lo spicchio d'aglio. Imbiondirvi la cipolla e mettervi a cuocere i carciofi mondati e affettati sottilmente, aggiungendo verso la fine il prezzemolo. Una volta cotti lasciare raffreddare.
-Intanto stufare la zucca in acqua e sale finchè non accennerà a sfaldarsi. Una volta pronta lasciare raffreddare.
-Cuocere contemporaneamente gli ziti, scolarli e lasciarli raffreddare adagiati per lungo su un vassoio, unti con un po' d'olio.
-Affettare grossolanamente lo scalogno e farlo soffriggere un poco con un pizzico di sale e il miele granulare, ma senza portare a termine la cottura. Lasciare raffreddare.
-Sbattere il primo uovo con un pizzico di sale e unirlo ai carciofi assieme alle noci tritate grossolanamente.
-Sbattere il secondo uovo con un pizzico di sale e aggiungerlo alla zucca con i pinoli e un poco di noce moscata.
-Sbattere il terzo uovo con un pizzico di sale e tenere da parte.
-Procedere tagliando gli ziti tutti uguali, se necessario, e posizionandoli in uno strato sul fondo dello stampo da plum cake rivestito da carta da forno inumidita.
-Aggiungere due cucchiai dell'uovo sbattuto distribuendoli per bene.
-Fare un altro strato di ziti e aggiungere l'uovo come sopra.
-Adagiare poi con cura i carciofi facendo attenzione che aderiscano bene alla parete dello stampo pigiando un po' col cucchiaio.
-Creare un altro strato di ziti al quale verranno uniti gli ultimi due cucchiai di uovo.
-Procedere adagiandovi sopra la zucca che sarà ormai ridotta a crema.
-Infornare sul ripiano basso del forno per 30 minuti in forno preriscaldato a 180°.
-Estrarre, aggiungere sulla superficie lo scalogno caramellato e rinfornare per altri 15 minuti circa o finchè lo scalogno non assumerà un bel colorito dorato.
-Sformare una volta intiepidito e servire.

mercoledì 9 marzo 2011

CREME CARAMEL
VS
PUDDING
DI PERLE DI TAPIOCA ALLA FAVA TONKA


Quando ho aperto il blog, mesi fa, imperava il mitico tè matcha. Ne ero totalmente affascinata... quel colore verdino che dipingeva poetici cakes mi aveva catturata totalmente. La febbre del matcha mi è passata vedendo quanti eurini mi sarebbe costato colorare muffins e biscotti...
E' poi venuta la volta delle perle di tapioca. Ho visto tentativi davvero originali per convincerci che era un ingrediente buono oltre che curioso...
E finchè non le ho provate non ho avuto pace.
In ultimo ecco la fava tonka. Se non avessi provato la fava tonka sarei potuta morire di curiosità aggrappandomi angosciata al monitor del pc...
Addirittura evitavo di capire che sapore potesse avere per gustarmi totalmente la sorpresa, una volta procurata.
E non è stato facile! Non vivo certo in una città dimanticata dal mondo, ma anche cercandola nei negozi più accreditati mi son vista rimirare da capo a piè con occhio pallato.
Ho desistito quando una commessa, alla mia richiesta, ha risposto: " la fava atomica???!!! "
... °_° ...
Non restava che ordinarla on line (ottima scusa per fare il pieno di spezie interessanti tra cui l'African Rub e altre che prima o poi presenterò).

Questo per dire cosa?
Per porvi un quesito:
se sul menù di un ristorante leggeste questi due dessert e mai in vita vostra aveste provato perle e fava... cosa scegliereste?
Io, curiosa come sono, ho già implicitamente risposto.
Poi crème caramel tutta la vita, eh!
Ma ad una tastatina a nuovi sapori non so resistere...
E mi chiedo come si possA! Per quello vi interrogo...
Sarò food-fashion-victim o solo vittima della mia scimmiesca curiosità culinaria??
Mah! Intanto stasera doppio dessert... :)

Mi scuso per la riuscita sommaria delle preparazioni. Non son poi così belline...
Per la Crème Caramel non lascio ricetta. Ognuno ha la sua...
Lascio però quella del pudding, unico modo degno, a mio avviso, di consumare le perle di tapioca. La ricetta è la base di questa, presa da questa di Tuki, con leggera modifica tonkesca.
Come dice lei, trattare queste palline come si farebbe per un budino di riso, è la cosa migliore.
Inoltre avremo un comfort-food piuttosto leggero e decisamente gradevole...

Ingredienti per il pudding:
350 ml di latte
50 gr di perle di tapioca
1 tuorlo
1 cucchiaio di zucchero
1 pizzico di sale
una grattata di fava tonka

-Lavare le perle, sgocciolarle e versarle insieme al latte in un pentolino dal fondo alto. Lasciare in ammollo per 30 minuti circa.
-Unire poi nel pentolino, insieme alla tapioca e al latte, il sale, una generosa grattata di fava tonka (per la quantità va a gusto. Io mi regolo come se grattassi della noce moscata perchè ha lo stesso "potere insaporitore") e il tuorlo d'uovo precedentemente lavorato con lo zucchero.
-Mescolare bene e portare ad ebollizione su fiamma bassissima (io ho anche usato un frangifiamma), avendo cura di non smettere di mescolare per circa 15 min da quando si vedranno le prime bolle.
-Un volta che si sarà formato un composto cremoso e le perle saranno trasparenti, ma sempre intere, trasferire il tutto in un recipiente di vetro per fargli perdere un po' di calore e coprire con film alimentare a contatto per fare sì che non si formi la pellicola sopra la crema. Lasciare intiepidire.
-Mettere il composto un una cocottina, cospargere di zucchero e caramellare in forno o con l'apposito attrezzo.
-Servire tipido.

venerdì 4 marzo 2011

AFRICAN RUB
Il lato indomabile della polpetta






















African Rub (leggo quanto riporta l'etichetta del sacchettino di spezie):
E' una miscela di spezie con l'aroma e la forza tipici dell'Africa.
Insaporisce in forma selvaggia [ :D ] e intensa carne alla brace o in padella.
Sapore unico, indimenticabile e affascinante.
Miscela nata in Sud-Africa per insaporire la carne alla brace nel corso dei safari [ !!! ].
Ingredienti: timo, pepe, aglio, alloro, curcuma, cassia, cannella, zucchero di canna, sale, cumino, kummel, coriandolo, cardamomo, senape, zenzero, pepe della Jamaica, prezzemolo, cipolla, chili, noce moscata.

Questa cosa della forma selavaggia di come questa miscela insaporisca la carne mi ha fatto ridere la prima volta e continua a farmi ridacchiare ancora, non senza destare però qualche preoccupazione!
Immaginavo già epiloghi di cene con commensali danzanti intorno ai tavoli e mobili trasformati in falò...
Mi son chiesta: ohmmamma... e se usassi questa miscela per delle semplici polpettine che succederebbe?? Mi si trasformerebbero in meteore saltellanti che una volta cotte prenderebbero il via seguendo il richiamo della savana??
Insomma... ho deciso di correre ugualmente questo grosso rischio, ma non senza le dovute cautele...
Ho aggiunto yogurt (quello, si sa, non è che aizzi gli animi...), ho usato manzo e salsiccia (invece che improbabili animali frutto di qualche safari), ho aggiunto delle placide patate e ho preparato le polpette ascoltando la colonna sonora di Amelie di Yann Tiersen...
Insomma... ho fatto di tutto per evitare che il preoccupante e incontrollabile lato selvaggio della pietanza si risvegliasse...

Caspiterina, però! Una certa danza sulle papille con acquolina annessa la fanno ugualmente...
Non potevo non proporle a Claudia di Verdecardamomo per il suo contest Magie con le Spezie.


Ingredienti:
200 gr di macinato di manzo
200 gr di salsiccia
2 patate medie
1 uovo
1 cucchiaio di prezzemolo
1 yogurt greco compatto al naturale
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
sale e olio evo qb
3 cucchiaini di African Rub

-Lessare le patate e passarle al passalegumi o allo schiacciamedesime.
-Sbudellare la salsiccia (lo so... termine orrendo, ma qui siamo selvaggiii!! :) e unirla al manzo, all'uovo a qualche pizzico di sale, al prezzemolo, a un cucchiaio di yogurt e a un cucchiaino di African Rub.
-Impastare il tutto. Il composto è morbido e appiccicosino. Volutamente non ho aggiunto del pan grattato perchè le volevo belle morbide, ma vedete voi.
-Formare delle palline della grandezza di una noce e riporre su un piatto.
-In una padella grande scaldare dell'olio, mettere a soffriggere lo spicchio d'aglio giusto per dare profumo e poi toglierlo. Buttarvi poi la cipolla a dadini e farla imbiondire.
-Una volta ammorbidita la cipolla unire le polpettine e rigirarle con cura in modo che soffriggano bene.
-In una padella più piccolina, intanto, fare scaldare un paio di cucchiai d'olio e unirvi poi i due restanti cucchiaini di African Rub facendola sfrigugliare.
-Unire subito il restante yogurt, un pizzico di sale e mescolare bene finchè il tutto non sia ben amalgamato.
-Versare il composto sulle polpette e fare cuocere senza coperchio finchè non si sia consumato l'intingolo, rigirandole con cura.

Io l'ho canzonata, ma l'African Rub è davvero un'accreditata miscela piuttosto famosa per la carne alla brace :)
E confermo... nonostante i miei tentativi di domarla è un'esplosione di sapore!

Claudia chiede di raccontare perchè abbiamo scelto una determinata spezia. Nel mio caso è semplicissimo! Dopo aver letto un'etichetta così non avreste voluto provarla anche voi?? :D

mercoledì 2 marzo 2011

MINI CAKES DI FARINA DI CASTAGNE
Morbidissimi...



















Innanzitutto GRAZIE.
Grazie per gli auguri, grazie a chi si è fermato un attimo a scrivermi due righe, grazie, insomma!
Il compleanno che si era annunciato con botti e festeggiamenti ha avuto un brusca frenata, per poi riprendersi nel finire della settimana scorsa.
Ci son state cose, quest'anno, davvero da dimenticare...
Ma altre invece assolutamente da ricordare e che, anzi, hanno dato una spinta piacevole e spazzato via quelle antipatiche, per qualche giorno.
Mi sono fatta, conoscendo Viola, davvero un bel regalo... :)

E così, per ringraziarvi ancora del vostro passaggio, voglio rendervi partecipi di una ricettina che mia non è, ma che ho ormai adottato come tra i miei pret-a-préparer favoriti.
Quando l'ho vista me ne sono subito innamorata. Adoro castagne e derivati e la mia farina aspettava proprio l'ispirazione giusta.
In verità ho già fatto questo impasto tre volte (compresa una per il compleanno della mum farcita di ganache al fondente), ma ce lo siamo sempre tacitamente pappato senza rendergli ancora la giusta menzione d'onore.
Ecco quinidi cosa ha fatto In Cucina Con Me con la farina di castagne.
Qui scrivo la "mia" versione a cui ho apportato delle piccole varianti dettate dal gusto personale.

Ingredienti:
120 gr di farina di castagne
100 gr di burro a temperatura ambiente
70 gr di zucchero
3 uova a temperatura ambiente
120 gr di latte
30 gr di pinoli
1 punta di cucchiaino di polvere di vaniglia
mezza bustina di lievito

per decorare:
una manciata di pinoli
50 gr di cioccolato fondente al 65% sciolto a bagnomaria

-Montare burro, zucchero e polvere di vaniglia fino ad ottenere una massa spumosa.
-Aggiungere poi un uovo alla volta amalgamando bene prima di aggiungere il successivo.
-Unire poi la farina a pioggia intervallandola al latte quando l'impasto diventerà più consistente.
-Aggiungere infine il lievito e per ultimi i pinoli.
L'impasto avrà un po' l'aspetto "ricottina" di quelli che sembra tendano a slegarsi, ma non  preoccupatevi: in vero è decisamente stabile e rende anche parecchio nonostante le minima quantità di farina.
-Mettere l'impasto in unico stampo o stampini separati e infornare in forno preriscaldato a 180° per 20 munuti per gli stampi piccoli e 30/40 a seconda della dimensione, per quelli grandi.

Io li adoro...




Caris mi ha  sfacciatamente ( e mai sfacciataggine fu più gradita :) chiesto di inserire questa ricetta nella sua raccolta in atto per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla chiusura della Fondazione Santa Lucia.
La ricetta non è mia, come ripeto, ma accolgo volentierissimo il suo invito.
Grazie Caris... e, come ho già scritto da te, mi fa immenso piacere vedere che la tua inziativa abbia avuto una tale risonanza.

lunedì 21 febbraio 2011

TANTI AUGURI A MEEEEE !!!

























Scusate se questa settimana sarò assente dai vostri blog, ma cominciano i festeggiamenti NAZIONALI indetti per il mio compleanno!! :D
Come? Non ne sapevate nulla?? Nel Tiz-calendario è una festa segnata in rossissimo!
Un bacio a tutti e a presto *********

venerdì 18 febbraio 2011

CUNIGGHIU A' STIMPIRATA
A not-last-minute recipe

























Ma facciamo parlare anche un po' sto sangue siculo che scorre nelle vene!!
E' vero, lo trascuro...
Ma in fondo mia madre ha imparato a cucinare una volta sposata (pure lei dall'oggi al domani e con risultati da oscar!) e non ha avuto modo di vivere appieno la sua regione dal punto di vista culinario, essendosi trasferita qui in Piemonte da ragazzina.
Col passare del tempo, però, si è riappropriata di ricette della sua tradizione ripescando dalla memoria sapori e gesti materni, ricostruendo piatti che l'hanno vista crescere.
Il cunigghiu a' stemperata della Nonna Teresa è uno di questi.
Lunga preparazione, ma che ripaga fino in fondo con un gusto delicatamente agrodolce che una volta assaggiato non si dimentica più.
La ricetta è la sua e anche quel che si vede in foto non esce dalla mia cucina, ma è un "avanzo" (fossero tutti così, gli avanzi!!!) della cena dell'altra sera in cui abbiamo festeggiato compleanni passati, presenti e futuri raggruppandoli all'insegna di questi sapori.
E poi, detto tra noi... il giorno dopo è anche più buono! ;)

Ingredienti per la prima fase: a'stimpirata
200 gr di cipolline o una cipolla grossa
200 gr di olive verdi snocciolate (quelle buone, eh! non quelle tristi...)
50 gr di capperi
2 gambi di sedano
2 carote
1 cucchiaio di zucchero di canna
Olio evo e aceto di vino rosso q.b.

-Cuocere le cipolline in un po' di acqua e aceto. Una volta cotte e consumata l'acqua rosolarle con un filo d'olio.
-Una volta dorate aggiungere ancora un po' di aceto e lo zucchero e unirvi olive e capperi.
-Intanto sbollentare sedano e carote in acqua e aceto per 10 minuti.
-Scolarli bene, friggerli un po' (se volete) e poi unirli al resto degli ingredienti.
-Assaggiare perchè non è detto che sia necessario aggiungere del sale dato che olive e capperi apportano già molto sapore.
-Lasciare riposare fino al giorno dopo rigirando di tanto in tanto.

Ingredienti per la seconda fase: il coniglio
1 coniglio tagliato a pezzi piccoli
1 cipolla tagliata a velo
2-3 foglie di alloro
farina q.b. per infarinare il coniglio
Olio evo, sale e aceto di vino rosso q.b.
2 patate a dadi fritte separatamente (facoltativo)

-Lavare e asciugare il coniglio e infarinarlo.
-Friggere i pezzi in olio evo e metterli da parte.
-In un'altra ampia padella soffriggere le cipolle e unirvi poi i pezzi di coniglio.
-Fare rosolare, salare (poco), sfumare con aceto e ultimare la cottura con un poco di brodo o acqua caldi.
-Unire infine la stemperata e continuare la cottura per ancora una decina di minuti.
-Lasciare poi riposare a fiamma spenta girando di tanto in tanto.
-Servire tiepido o freddo (io lo preferisco tiepido) unendovi all'ultimo momento (facoltativo, ma io lo consiglio) le patate.

Da leccarsi le dita...

martedì 15 febbraio 2011

LA TORTINA
una piccola tradizione



















Non abbiamo mai festeggiato San Valentino.
Sì, lo so, lo so... ora mi prenderò della scarsamente romantica, ma che ci volete fare...
Tral'altro in tale giorno ricade anche il compleanno della mum e ricordo un anno in cui, come regalo, la invitammo a cena in un posticino delizioso.
Solo alla fine degli antipasti mi resi conto che intorno a noi erano tutte coppiette.
Sembravamo iomammetettù, la coppia accompagnata dalla sòcera... :D
L'unica ricorrenza che si è fatta strada piano piano negli anni, in questo giorno, è portare a tavola una tortina. Ma d'altronde come resistere... per San Valentino i pasticceri danno il meglio misurandosi in dolcetti piccoli, ma ben curati, di ogni forma e colore.
Impossibile resistere!
Quest'anno però, per la prima volta, l'ho fatto da me :)

Ringrazio tantissimo Stefania che mi ha virtualmente accompagnata nel corso d'opera (con ansie da prestazione annesse) per la creazione del suo Pan di Spagna, il primo per me.
E' ottimo: soffice e delicato. Una base perfetta, ma dovrete resistere alla tentazione di azzannarlo così com'è!
La farcitura invece l'ho presa da Semi di Papavero, provvidenzialmente postata giusto giusto ieri...

Quando l'hommo ha assaggiato il primo morso, l'ho guardato di sottecchi per notare la reazione.
Masticando, pian piano che gli elementi han cominciato a dialogare tra loro sulle papille, ha allargato gli occhi e ha detto: hai fatto il mou!! O_O
Ragazzi...con il pds dell' Araba Felice, il caramello di Semi di Papavero e la ganche al fondente di Dolci fatti in casa di Guido Tommasi... è venuta una tortina goduriosa da spavento!
La foto rappresenta chiaramente il dolcetto tutto intero, ma per far capire l'entità pericolosa della crema mou (che ho addizionato di granella di mandorle e usata a completo raffreddamento) ne ho voluta mettere accanto una palettata.
Divino!

Ingredienti e dosi per uno stampo tet-a-tet di 15 cm:
2 uova
60 gr di amido di mais
80 gr di zucchero semolato (la prossima volta ne metterò anche solo 60)
il succo di 1/4 di limone
un pizzico di sale qualche goccia di limone per montare gli albumi

per il mou:
50 gr di zucchero semolato
125 ml di panna
25 gr di burro tassativamente salato
30 gr di mandorle tritate grossolanamente

per la ganache:
100 gr di cioccolato fondente al 70%
80 ml di panna
20 gr di burro a temperatura ambiente

mandorle a lamelle per decorare

pds:
-montare a neve gli albumi con qualche goccia di limone.
-quando saranno fermissimi aggiungervi i tuorli, sempre sbattendo con le fruste (è vero! non si smontano!)
-Quando il composto sarà omogeneo aggiungere lo zucchero e sbattere finchè non sia amalgamato.
-Aggiungere poi, poco alla volta, l'amido setacciato, incorporandolo delicatamente con una spatola.
-Versare il composto in uno stampo imburrato e infarinato con l'amido di mais, riempiendolo al massimo per i 2/3.
-Infornare a 180° per i primi 10 minuti e scendere e 170° per i successivi 10. Date le dimensioni dello stampo basteranno 20 minuti di cottura, forse anche 17/18...
-NON APRIRE il forno prima che sia cotto, come raccomanda la Stefi, o si affloscerà irrimediabilmente.
-Spegnere poi il forno, tenerlo socchiuso con l'ausilio di un mestolo o un turacciolo e lasciare riposare il dolce per circa 5 minuti.
-Poi estrarlo e quando è intiepidito avvolgerlo in un sacchetto del pane e poi in uno di plastica fino a completo raffreddamento.

mou:
-mettere lo zucchero in un pentolino dal fondo spesso su fiamma bassa e attendere che sia sciolto e dorato.
-a questo punto versarvi sopra la panna precedentemente riscaldata, un po' alla volta, facendo attenzione agli schizzi bollenti e mescolando energicamente.
-sempre mescolando lasciare sul fuoco ancora qualche minuto.
-togliere dalla fiamma e aggiungere il burro. Tassativamente deve essere burro salato (o perlomeno burro+sale) perchè sennò il tipico gusto del mou ce lo scordiamo...
-fare raffreddare completamente e aggiungere le mandorle tritate.

ganache:
-grattugiare il cioccolato in un contenitore capiente
-versarvi sopra la panna bollente e mescolare finchè il composto sia omogeneo
-aggiungervi il burro e accorpare finchè l'amalgama non sia liscio.

Assemblare poi il dolce tagliando a metà il pds, farcendolo con il mou (se volete potete inumidiere un po' il pds spennellandolo con un poco di latte) e ricoprendolo con la ganache.
Decorare a piacere.

Inutile ripetere quanto era buono, vero?? :)

venerdì 11 febbraio 2011

MINI KNODEL ALLA RICOTTA
e polvere d'arancia


















Io mangio prima con gli occhi.
Si, siamo tutti un po' così...
Ma qui nel food-blogger-world mi avete abituata bene!
La foto anticipa sempre la ricetta creando parametri, facendo immaginare sensazioni gustative, appagando la vista, raccontando una storia tutta sua...
E alcuni libri?? Che immagini... stupefacenti, delicate, perfette.
Per quello quando sfoglio un libro di ricette senza l'ombra di una foto, sbarello...
Mi innervosisco e comincio a guardarmi intorno manco potessi trovare sul cuscino del divano o fuori dal finestrino della metro la rappresentazione del tacchino o della torta in questione.
Divento ansiosa e ingiustificatamente insofferente.
Così mi è capitato anche leggendo qualche ricettina da Mangiare di Stagione, edizioni Slow Food, comprato in megasconto da Eataly.
Il manuale è interessantissimo perchè è un cofanetto contenente 4 libercoli, uno per stagione.
Le ricette sono spesso tradizionali, ma non banali e tutte attente agli ingredienti tipici del periodo in questione.
Però nemmeno un disegnino a matita... :(
Ma oggi è accaduto il miracolo...
Mi son detta: allora, Tizi... l'età del libro-con-le-figure l'hai superata da un pezzo. Ora hai anche un minimino di esperienza che ti aiuti a capire. Leggiti ste ricette prova a immaginare!
E via...
Leggendo ingredienti e lavorazione la mente ha cominciato a crearsi delle immagini tutte sue, rese ancora più gustose dal fatto che... chi lo sa se corrispondessero poi al vero!! :)
Immaginavo consistenze, colori, profumi e a quelli si sommavano tutti i e se facessi così? e se impastassi cosà?
Inoltre non essere influenzati da rappresentazioni già costruite forse aiuta anche l'immaginazione.
Insomma... se già di mio ho le briglie culinarie abbastanza sciolte, questo esercizio ha contribuito a fare volare la fantasia ancora di più...
E meno male perchè questo manuale ne vale davvero la pena.
E inoltre ho superato un mio limite, eccheccavolo!
A proposito di cavoli :) ... la ricettina è per il contest La Banda declina Arancio de La Banda dei Broccoli ed è liberamente tratta e modificata da quella dei knodel di ricotta del suddetto libro.

Ingredienti:
100 gr di pane in cassetta senza crosta
2 uova
125 gr di zucchero a velo
200 gr di ricotta vaccina
50 gr di burro
qualche cucchiaio di farina 00
50 gr di zucchero semolato
1 punta di cucchiaino di polvere di vaniglia
2 cucchiaini e mezzo di polvere di arancia
40 gr di pane grattugiato
pìruli di mandarino per decorare

-Sciogliere il burro e unirvi lo zucchero a velo, la vaniglia e mezzo cucchiaino di polvere d'arancia.
-Lavorare la ricotta con le uova amalgamando bene.
-Aggiungervi poi il pane tagliato a dadini e il burro mescolando finchè il composto non sia omogeneo.
-Consiglio di aggiungere la farina un cucchiaio alla volta finchè non si ottenga un impasto "appallottolabile".
-Fare riposare per circa un'ora.
-Fare bollire una pentola di abbondante acqua salata.
-Con le mani umide formare con l'impasto delle palline della grandezza di una noce.
-Buttarne 7/8 alla volta nell' acqua a bollire per 5 minuti.
-Raccogliere con la schiumarola, adagiare su un piatto e fare raffreddare.
-Intanto unire pangrattato, zucchero semolato e due cucchiaini di polvere d'arancia in una ciotola o in un vassoio.
-Rotolarvi i knodel e rimodellarli quanto più rotondi possibile schiacciando così gli ingredenti sulla superficie.
-Rotolarveli ancora una volta, stavolta senza comprimerli, e adagiarli su una teglia rivestita di carta da forno.
-Infornare a 180° per 15 minuti + qualche minuto di grill per dorare.
-Servire tiepidi. Comodi perchè si possono preparare prima e infornare all'ultimo momento.

Ho voluto proporre a La Banda dei Broccoli questa profumatissima, aromatica e preziosa parte dell'arancia: la scorza.
L'ho prelevata da arance bio tagliandola con un pelapatate, essiccandola e poi polverizzandola non troppo finemente.
In rete ci sono diversi esempi della polvere d'arancia. Io ho usato l'essiccatore,  ma per farla credo basti anche solo riporre le scorze (senza la parte bianca, mi raccomando, perchè è amara) su un semplice calorifero. Semplicissima!

mercoledì 9 febbraio 2011

ANCORA POLVERINE MAGICHE
per brodini personalizzati

























Avete mai cominciato una ricetta partendo dalla caccavella?
Ovvero: avete per esempio comprato un nuovo pirottino o un nuovo stampo e avete studiato la preparazione apposta?
Penso di sì.
Insomma... è normale farsi tentare da un oggetto culinario e trovargli un immediato impiego.
Ma se la caccavella in questione fosse una scatola di timbrini??
Piccoli, carini e tutti a tema contadinesco?
Deliziosi e fatti miei immediatamente?
Che mai avrei potuto farmene?!
Ma d'altronde non sarebbe la prima volta che il mio cammino parta a ritroso...
Ricordo quando acquistai un binocolo... lo desideravo da morire e quando lo ebbi tra le mani mi dissi: e adesso? Cosa me ne faccio??!!
E da lì partì la mia passione per il birdwatching che mi accompagnò per qualche anno ( parentesiornitologica ).
Ed ecco che allora, grazie a questi stampini perfetti per fare delle etichettine :), finalmente ha preso vita una ricetta che mi girava in testa già da un po': il mio personalissimo "dado" vegetale.

Occorre solo un metodo per disidratare le verdure, forno ventilato o essiccatore che sia.
Le proporzioni e gli ingredienti sono variabilissimi a seconda dei gusti personali.
Io ho usato questi.

Ingredienti:
porri (1 ripiano di essiccatore)
carote (2 rip.)
foglie di sedano (mezzo rip.)
funghi (mezzo rip.)
prezzemolo (1 rip.)
erba cipollina (1 rip.)
sale affumicato

-Essiccare le verdure fino a che non siano perfettamente disidratate.
-Pesare il prodotto ottenuto e aggiungere altrettanto in sale.
-Frullare il tutto molto finemente e conservare in vasetto di vetro o latta.

Ho trovato che il fungo dia un tocco davvero saporito e perfetto per le innumerevoli vellutate di cui mi sto nutrendo in questo periodo.
Ovviamente si possono mettere aglio, cipolla, erbette varie, pomodoro e tutto ciò che ci giri per la testa. Io mi sono trattenuta, ma mi venivano in mente spezie, erbette e semini di ogni tipo! :).
Ed in rete gli spunti non mancano (Zebrotta mi aveva segnalato questo, per esempio :*)

venerdì 4 febbraio 2011

M'AMA O NON M'AMA?
No, perchè io l'amo...

























Non abbiamo ancora trovato un accordo, ma voglio pensare che sia solo perchè non ci conosciamo bene.
Ci stiamo un po' scoprendo...
A volte sembra che le premesse anticipino meraviglie e a volte pare che proprio non si trovi un'intesa.
Si fa desiderare e corteggiare. Qualche volta vuole essere trattato dolcemente e qualche volta con forza, a volte a lungo e a volte in modo sbrigativo. Sta a me avere la sensibilità di capire quando e come.
A volte mi capita di pensarlo e immaginare tutto ciò che potremmo fare insieme...
Oppure non vedo l'ora di arrivare a casa per mettergli le mani addosso.
A volte reagisce bene, a volte delude le aspettative.
Sempre una sorpresa e mai una certezza.
Ma in fondo è vivo... e come tale si comporta.

Insomma, col lievito di birra io la quadra non l'ho ancora trovata. Per me è ancora il mistero dei misteri. Una sorpresa ogni volta.
Bello questo pane, vero?
Peccato sia duro come un sasso.
Quel giorno oltre al pane di sasso feci anche la pizza di legno. Davvero una giornata ricca di soddisfazioni culinarie...
Allora son tornata indietro un attimo con la memoria ragionando sul fatto che qualcosa di super con il ldb lo avevamo fatto! Non ricordo una focaccia più buona di quella, nemmeno acquistata in una pizzeria, panetteria o focacceria. Era fantastica: dorata, dal gusto dolce e rustico, morbida dentro e croccante fuori e unta al punto giusto. Perfetta...

Purtroppo quella ricetta specifica è andata perduta, ma ho cercato di ricostruirla con la mia scarsa memoria :)
Mi ci sono avvicinata davvero tanto. Forse ho dimenticato che invece di 15 minuti l'impasto va lavorato almeno il doppio, ma ad ogni modo ecco una riappacificazione con il ldb che mi ha fatto dimenticare gli ultimi insuccessi.
Un bell'impasto for dummies, ma dovete credermi: è delizioso.

Ingredienti:
500 gr di farina di semola di grano duro rimacinata
2 bicchieri d'acqua tiepida
1 panetto di lievito da 25 gr (se siete bravi mettetene anche meno)
5 cucchiai di olio evo + altro per la teglia
1 cucchiaino e mezzo di sale fino
mezzo cucchiaino di zucchero

per il top:
una decina di pomodorini ciliegini
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale, pepe e origano

Premessa: il composto è appiccicoso e antipatico da lavorare fino alla fine e anche quando laverete le mani sciacquerete via la quantità di impasto che basterebbe per due pizzette.

-Sciogliere il panetto di lievito e lo zucchero in un bicchiere di acqua tiepida e metterlo da parte alcuni minuti.
-Mettere la farina in una terrina e procedere ponendo al centro l'acqua con il lievito.
-Incorporare poco alla volta l'acqua creando un primo impasto abbastanza omogeneo.
-Aggiungere poi il sale e la restante acqua. Qui la cosa si fa appiccicosa...
-Cominciare a lavorare l'impasto sempre nella terrina (non serve spianatoia infatti) sollevandolo e facendolo ricadere, anche con una certa forza.
-Quando l'impasto comincia a formare la maglia glutinica aggiungere l'olio.
E qui la cosa si fa decisamente appiccicosa...
-Ora lavorare la pasta sempre afferrandola da sotto, sollevandola, facendola "filare" e ributtandola con forza nel recipiente. Così per una mezz'oretta.
Piano piano si noterà come diventerà sempre più elastica e filante.
-Irrorare abbondantemente una teglia con dell'olio (io ho usato una sola placca da forno) e disporvi l'impasto. Non sarà facile distribuirlo in modo omogeneo, magari meglio inumidirsi le mani.
-Lasciare lievitare fino al raddoppio (io l'ho lasciata un paio d'ore) coperta, ma non a contatto col canovaccio.
-Intanto tagliare a metà i pomodorini e condirli con sale, olio, aglio a pezzetti (che poi io ho tolto) e origano così si insaporiranno e lasceranno parte dell'acqua.
-A lievitazione soddisfacente intaccare la superficie dell'impasto con un coltello affilato sotto ogni pomodorino per far sì che meglio si disponga sulla focaccia.
-Lasciare qualche impronta di dita qua e là, irrorare d'olio, sale, origano e pepe.
-Infornare in forno preriscaldato a 220° per 25-30 minuti.




















Eccola... profumata e croccante, perfetta per essere farcita o azzannata così com'è.

lunedì 31 gennaio 2011

ZUPPA DI CICERCHIE
con cavatelli di farina di carrube

























La mia prima pasta fatta in casa.
Ebbene sì.
Chi mi conosce un po' sa che questo blog rappresenta la prima volta di tante cose, quindi non si stupirà. Chi si stupisce sono io, a volte...
Ma dico: la mia prima pasta... farla normale no, eh!
Ma che ci posso fare se ero rimasta folgorata dalle sue tagliatelle??
Avevo giusto della farina di carrube che avevo comprato nella mia (vana) ricerca di un addensante a freddo.
Troppo sapida e troppo scura per quello scopo, era in credenza che giaceva in attesa di un non ancora ben definito destino.
Insomma... quella pasta sembrava la risposta giusta e, conoscendo bene il gusto della carruba, ho pensato che ben si abbinasse alla cicerchia dal sapore che sembra unire cecio e lenticchia in un solo baccello.
Non vi racconterò nulla sulla cicerchia, questo legume dimenticato, dalla curiosa forma (i grani sembrano infatti dei sassolini) perchè ultimamente ho visto molti post a riguardo e non direi nulla di nuovo.
Vi dico solo che da oggi ha trovato nella carruba un buon alleato per una zuppa decisamente gustosa...

Ingredienti per la pasta:
160 gr di farina di semola
40 gr di farina di polpa di carruba
2 uova
qualche cucchiaio d'acqua

-Setacciare le farine (importantissimo perchè se la semola è bella asciutta altrettanto non si può dire della carruba che tende a fare le "palline" tipo il cacao.
-Meglio farlo in un terrina dove poi, al centro, verranno messe le uova e incorporate pian piano con una forchetta.
-Procedere impastando con le mani e poi proseguire su spianatoia.
-Aggiungere qualche cucchiaio d'acqua se necessario e amalgamare finché l'impasto non sia liscio.
-Fare riposare a campana (come dice l'Ornella :) per una mezz'ora e poi procedere nel formare la pasta desiderata. Lei, bravissima, ne ha fatto delle tagliatelle.
Io ho optato per i cavatelli (più semplici :) tagliando un piccolo pezzo di pasta, facendone un grissino e dividendolo in piccoli pezzi della larghezza del mio dito, che ho infine scavato con l'indice. Mi spiace che dalla foto non si veda molto bene il risultato finale...

Le cicerchie:
-Mettere a mollo 250 gr di legumi 12 ore prima e poi fare cuocere (meglio se in pentola a pressione sennò non basteranno 2 ore...)
-Quando sono cotte lasciarle brodose e schiacciarne alcune con lo schiacciapatate per far sì che si disfino formando un legame cremoso.

La zuppa:
-Cuocere i cavatelli al dente, scolarli, unirli ai legumi e continuare la cottura qualche minuto aggiungendo un po' d'olio e pepe nero.
-Spegnere, unire 2 parti di parmigiano e 1 di pecorino grattugiati e fare riposare qualche minuto.

Gustosissima!
A proposito. Chi conosce un addensante a freddo (ovvero che non abbia bisogno di essere sciolto in liquidi caldi) incolore e insapore?? La ricerca continua... :)

giovedì 27 gennaio 2011

SEMBRANO LINGUE DI GATTO, MA...
sono biscotti al malto d'orzo, friabilissimi...






















Da provare!
Sì, lo so, lo so...
Sempre biscottini o torte. Sto diventando monotematica e monocromatica...
Ci ho provato a fare altro sta settimana, ma vi assicuro che non ne è uscito nulla di postabile...
Vi dovrete accontentare di questi.
No, non guardate il budino! Lo so che vi state facendo distrarre da quello! I protagonisti, invece, sono quei biscottini lì accanto, dall'aria piuttosto anonima.
Ho provato lo sciroppo di malto d'orzo durante il mio ultimo tentativo di panificazione e quando mi sono ciucciata la goccia che mi è finita sul dito... TING!!... mi si sono allargate le pupille e ho detto: io con questo ci DEVO fare dei biscotti!
Avete presente il sapore delle caramelle all'orzo che credo abbiamo mangiato tutti da bambini?? Uguali!
Non sapevo bene che consistenza avrei voluto. Prima ho pensato a un frollino, poi a un biscotto semimorbido, ma poi ho detto... io comincio: vediamo cosa esce!
Ed ecco qui questi biscottini-simil-linguedigatto friabili e leggeri.
E il sapore del burro salato e del malto d'orzo li rendono proprio uno-tira-l'atro. Da rifare...
Ah... per leggeri intendo dalla consistenza ariosa. No, perchè il burro c'è eccome... :)

Ingredienti:
150 gr di farina 00
50 gr di fecola
50 gr di farina di riso
150 gr di burro salato a temperatura ambiente
100 gr zucchero a velo
2 cucchiai di malto d'orzo
1 cucchaio di latte condensato
1 uovo + 1 tuorlo a temperatura ambiente
1 cucchiaino di lievito
latte qb

-Montare burro e zucchero con le fruste finchè il composto non sarà spumoso.
-Incorporare un uovo alla volta per far sì che si assorbano meglio.
-Aggiungere poi due cucchiaioni belli pieni di sciroppo di malto d'orzo e il cucchiaio di latte condensato e continuare a mescolare.
-Procedere poi aggiungendo a pioggia le farine, alternando con un po' di latte, facendo in modo (ad occhio) che l'impasto rimanga sempre morbido e sac-a-pochabile.
-Aggiungere infine il lievito, sempre mescolando molto bene con le fruste.
-Mettere il composto in una sac-a-poche con bocchetta liscia grande e riporre in frigo per mezz'oretta.
-Procedere poi a formare i biscotti su una placca rivestita di carta da forno. Basterà fare un bastoncino lungo circa 5/7 cm, perchè l'impasto si allargherà in cottura, esattamente come le lingue di gatto. Distanziarli bene (io non ne ho fatti più di 10 per infornata).
-Infornare in forno preriscaldato a 180° per 10 minuti o finchè i bordi non saranno ben coloriti.

Perfetti da sgranocchiare più che da inzuppo. Si sono accompagnati perfettamente al budino.
Come l'ho fatto? E vabbè... ve lo dico anche se è un riciclone ed è pure bruttarello...
Presente la crema ciocco-banana della genovese? Me ne era avanzato un bicchiere, che ho sciolto su fuoco basso con 200 ml di latte e alla quale ho aggiunto un foglio di colla di pesce (sta finendo e poi solo agar, prometto), messo in forma... et-volilà! Mamma che buono :D

lunedì 24 gennaio 2011

TORTA GENOVESE
con crema di banane e cioccolato






















In fondo si può definire un dolce destrutturato...
Eh sì, perchè tutte le uova che non ci sono nella crema sono nel dolce e tutto il burro che non c'è nell'impasto lo troviamo nella crema.
Quindi non è poi così calorico come un comune dolce con filler cremoso.
E vabbè, sto cercando di alleggerirmi la coscienza... ve ne siete accorti, eh??!! :D

L'impasto del dolce Genovese è tutto uova, dalla consistenza abbastanza compatta e impasto umido che rimane piuttosto basso.
Non un pandispagna, per intenderci, anche se lo ricorda per ingredienti e lavorazione.
Io ho preso la ricetta da Dolci fatti in casa di Guido Tommasi Editore, quindi non me ne vogliano i puristi se la ricetta non è quella di famiglia, ma il libro non è di estrazione italiana e molte delle ricette qui presenti solleverebbero un giusto vespaio se analizzate alla luce della nostra tradizione.
Tuttavia è un libro che amo sfogliare sia per nutrirmi delle foto che per prendere spunti per le preparazioni.
E poi Guido Tommasi... adoro tutta la collana cook! Non amo menzionare marchi o prodotti, ma quando ce vò, ce vò!

Ingredienti per la Genovese:
4 uova a temperatura ambiente
125 gr di farina
125 gr di zucchero

-Montare le uova con lo zucchero a bagnomaria fnchè non raggiungano anche il triplo del volume di partenza.
-Togliere dal bagnomaria e continuare a frustare ancora un po'.
-Aggiungere poi la farina setacciata a pioggia rimestando con una spatola dal basso verso l'alto. Poca alla volta, mi raccomando perchè con l'impasto caldo-tiepido il grumo è dietro l'angolo...
-Sistemare l'amalgama in uno stampo di circa 22 cm di diametro, imburrato e infarinato.
-Infornare in forno preriscaldato a 150° per 25-30 minuti o fino a doratura.
-Sfornare, sformare quando si è intiepidito e fare raffreddare su gratella

Ingredienti per la crema:
2 banane molto mature
200 gr di cioccolato fondente al 70% (meglio se al 55%)
50 gr di burro
2 cucchiai di latte

-Mettere il cioccolato precedentemente spezzettato a sciogliere a bagnomaria.
-Frullare le banane con il latte finchè la polpa non sarà diventata molto cremosa.
-Quando il cioccolato è sciolto aggiungere il burro e amalgamare finchè non sia del tutto assorbito.
-Aggiungere poi la banana e mescolare bene bene. Purtroppo data la presenza della frutta, la crema non sarà mai liscia e setosa, ma questo lo dimenticherete appena la assaggerete :)
-Tagliare a metà la torta, spennellare le due parti con del ruhm e farcire con abbondante crema. Decorare, se si vuole, a piacere.

Avrei piacere di confrontare le vostre ricette della Genovese. Se ne avete, raccontatemele :)

giovedì 20 gennaio 2011

TROTTOLE DI FROLLA MONTATA
e la ricarica è assicurata...


























Mi vedi alzare ogni mattina
Con la faccia stropiccina*
Terminare ogni pranzo
In un modo proprio ganzo.
Se non ce la faccio più
Ecco lì che arrivi tu.
Una cena un po' pesante?
Sarai certo il mio aiutante.
Se la sera ho da guidare
So già ben che devo fare...
Come dite? Che cos'è??
Cari amici... ma è IL CAFFE' ! :D

*licenza poetica

Avete vecchi o nuovi barattoli del caffè che non volete buttare?
Non fatelo...
Sciacquateli, ma non lavateli (così conserveranno tutto l'aroma del chicco).
Vi potrete conservare qualche biscottino e magari, perchè no, regalarlo.
Chiunque aprirà la scatola pensando di trovarci del formalissimo caffè macinato riceverà invece una gradita sorpresa tutta fatta da voi: le trottole al caffè!

Ingredienti per circa due infornate:
250 gr di farina 00
100 gr di burro (se ne volete mettere di più ci sta anche bene, eh, ma io non volevo esagerare...)
125 gr di zucchero a velo
1 uovo + un tuorlo
1 tazzina di caffè ristretto
2 cucchiaini di caffè macinato
1 punta di cucchiaino di polvere di vaniglia
2 pizzichi di sale

Per la ganache:
70 gr di cioccolato fondente al 70% grattugiato
50 ml di panna fresca liquida
20 gr di burro a temperatura ambiente

-Tirare fuori per tempo dal frigo burro e uova in modo da utilizzarli a temperatura ambiente.
-Con una frusta elettrica montare il burro con lo zucchero, il sale e la vaniglia finchè non diventerà bianco e spumoso.
-Aggiungere poi l'uovo, incorporarlo bene e poi aggiungere l'altro tuorlo.
-Quando il composto è ben amalgamato aggiungere anche la tazzina di caffè avendo cura di usare la frusta finchè il liquido non sarà ben assorbito.
-Aggiungere poi la farina a pioggia, sempre mescolando con le fruste.
-Trasferire il composto nella sac-a-poche e formare i biscottini della forma a piacere (nel mio caso rotondi con "pennacchio" nel centro) su una placca rivestita di carta da forno. Meglio se non saranno vicinissimi l'uno all'altro perchè col calore, si sa, l'impasto tenderà ad allargarsi.
-Infornare in forno preriscaldato a 180° per 10 minuti.
-Sfornare e fare raffreddare su gratella.

-Preparare la ganache portando ad ebollizione la panna in un pentolino a fondo spesso.
-Versarla poi sul cioccolato grattugiato mescolando finchè non si sarà sciolto del tutto.
-Aggiungere il burro e mescolare finchè il composto non sarà liscio.
-Per farcire i biscotti attendere che la ganache si rapprenda un po' sennò non farà presa.

Calo energetico? Con caffè e cioccolato... ricomincerete a correre come delle trottole, garantito!

lunedì 17 gennaio 2011

VELLUTATA  CON CANTUCCI SALATI
Velocisssssimi...

























A cena da un'amica. Cosa portare?
In fondo c'è ancora un po' voglia di leggerezza post-festiva.
Magari un vellutata... ma di un bel colore.
E che mettere insieme?
Crostini.
O...
Massì... dei cantucci salati!

Si è rivelata una buona e graditissima accoppiata.
Oggi poche parole e lo spazio a due ricettine.
Anche se la vellutata è semplicissima mi è stata chiesta la ricetta e quindi... et-voila.

Ingredienti per la vellutata (6 persone):
1 cavolfiore medio
3 patate medie
mezzo cavolo rosso
2 grossi porri
50 gr di pecorino grattugiato
1 litro o q.b. di brodo vegetale leggero
100 ml di panna liquida
pepe, sale e curry q.b.

-Cuocere tutte le verdure in pentola a pressione (ho fatto due pentolate visto l'abbondanza degli ingredienti) o, se preferite, lessatele.
-Togliere l'acqua di cottura.
-Frullare il tutto, magari aggiungendo il brodo un po' alla volta per determinare la consistenza preferita.
-Mettere sul fuoco fino a che non sia ben calda e aggiungere la panna. Fare bollire ancora un po' mescolando bene e poi aggiungere il pecorino, un po' di curry, il pepe e correggere di sale se necessita.

Come si può vedere la preparazione è ultraveloce. E poi si presta a ogni tipo di verdura...

Ingredienti per i cantucci salati:
100 gr di farina 00
100 gr di farina di farro
100 gr di farina di mais fumetto
2 uova
50 gr di olio evo
50 gr di parmigiano grattugiato
100 ml di latte
70 gr di pistacchi salati sgusciati interi
50 gr di noci spezzate molto grossolanamente
30 gr di nocciole spezzate molto grossolanamente
1 cucchiaino raso di sale
mezza bustina di lievito

-Scaldare il latte e fondervi il formaggio.
-Trasferire il latte formaggioso in una terrina e procedere con l'aggiunta della farina e del lievito setacciati, l'olio, il sale e le uova.
-Impastare un po' e poi aggiungere i pistacchi, le noci e le nocciole.
-Formare velocemente tre filoncini (l'impasto sarà molto appiccicoso quindi meglio farlo con le mani bagnate) e riporli su un placca rivestita di carta da forno.
-Infornare in forno preriscaldato a 180° per 25/30 minuti o fino a doratura.
-Sfornare, trasferire su un tagliere e, con l'ausilio di un coltello affilato, tagliare i salamotti a fette nella tipica forma dei cantucci.
-Risistemare sulla placca e reinfornare per altri 10/15 minuti o fino a doratura.
-Sfornare e fare raffreddare su gratella.

Veloci anche questi e di sicuro effetto. Sono piaciuti moltissimo...

giovedì 13 gennaio 2011

LA CIOCCO-TORTA
per la ciocco-rubrica di Viola



















Ovvero la Creamcheesecake di Julie Andrieu.

Mi piace molto l'idea di Viola. Una rubrica dove si provano le stesse ricette per poi confrontare le idee.
A volte nei blog è carente proprio il confronto, per quanto possa sembrare inverosimile.
Spesso si visita e commenta, a volte si prova, ma raramente ci si racconta la stessa ricetta.
Il tempo è poco, le ispirazioni tante, i blog a cui vogliamo lasciare il nostro contributo tantissimi e si rischia una certa bulimia.
Questa cosuccia mi piace: non è un forum, non è un post. E' una via di mezzo molto nelle mie corde. Ci si sofferma un po' su un argomento/ricetta lasciando che il boccone si sciolga in bocca, invece che ingurgitarlo di corsa.

Nel mio caso avevo solo un uovo in frigo oggi e, siccome la ricetta ne richiede tre, ho diviso tutti gli ingredienti per tre, appunto. Ho avuto così modo di provare il mio nuovo micro-stampo per torte da 15 cm di diametro... perfetto per una tortina tet-a-tet o una solitaria escursione golosa :)

Ingredienti per uno stampino piccino picciò:
70 gr di Philadelphia (o simile)
50 gr di cioccolato fontente al 70% da fondere
35 gr di cioccolato fondente al 70% a pezzetti (viola lo ha usato al 55%)
35 gr di burro morbido
1 cucchiaino di cacao in polvere
35 gr di zucchero
1 uovo
50 gr di farina
1 punta di cucchiaino di polvere di vaniglia
3 gr di lievito

-Spezzettare i 35 gr di cioccolato in frammenti di circa un cm.
-Sciogliere a bagnomaria il restante cioccolato, avendo cura di non scaldarlo troppo.
-Lavorare il burro ammorbidito e lo zucchero con una frusta (a mano o elettrica) finchè non risulti chiaro e spumoso e aggiungere la vaniglia.
-Unire poi il formaggio amalgamando bene e l'uovo a temperatura ambiente, sempre incorporando alla perfezione.
-Unire poi il cioccolato e amalgamare bene. Una sola raccomandazione: non assaggiate la crema! Rischiereste di non riuscire a fermarvi... :)
-Unire la farina a pioggia.
-Unire infine il cioccolato a pezzi. Viola ha usato un sistema preciso che io ho omesso, ma potrete leggerlo direttamente nella sua ricetta.
-Imburrare uno stampo e "infarinarlo" col cacao.
-Versare l'impasto, livellare e infornare in forno preriscaldato a 160° per 30 minuti

Per dosi e tempi normali vi ri-invito a guardare la ricetta originale.
Che ne penso? Potrete leggerlo cliccando QUI ! :)


venerdì 7 gennaio 2011

LA BEFANA HA LASCIATO...
... qualcosa di nero nero, ma non è carbone!

Dunque, dunque...
Ho riso molto per alcune delle vostre interpretazioni all' indovinello... :D
Ihihih... (e rido ancora).
Alcune mi hanno invece dato delle idee (buona, Nanni!).
Sono però ufficialmente invitati all'assaggio:
Mezzaluna, Twostella, FrancescaV, Tania (anche se non era a scopo carbone), Meggy e Madama Bavareisa.
E un assaggino anche a Dana, Claudia di Verdecardamomo e Roberta di FeelCook per essersi avvicinate...
Brave!! Si tratta infatti di LIQUIRIZIA PURISSIMA.
Avete indovinato in molte e questo presenterà un coccolone per l'hommo così gEloso/gOloso del liquorino che ne ha ricavato.
No, davvero... se gli dondolo una bottiglia di questo davanti agli occhi mi fa tipo falena con la luce...
Credetemi: è favoloso... e la paternità di questa ricetta è tutta sua!

Trovammo quell'oro nero alla Fiera Gastronomica Itinerante che si tenne quest'estate a Torino.
Rimpiango di non aver avuto la macchina fotografica... immortalare quell'ometto calabro con un banchetto di soli lingotti di liquirizia pura al 100% sarebbe stato fantastico...
Personalmente non sono una fanatica della liquirizia (mi piace solo in forma "Haribo": molto gomma e molto poco liquirizia, possibilmente ripiena di quel filler fosforescente :), ma devo ammettere che questo liquore mi fa capire perchè chi lo ha assaggiato se ne è innamorato a livello di tossicodipendenza (sberliccamenti di bicchiere, mere scuse per riempirselo ancora, sguardi torvi e gelosi verso chi ne avesse qualche goccia in più, ecc.)...

Ha fatto parte dei nostri regali di Natale costituendo la fazione di un esercito di bottigliette (di cui un piccolo plotone nella foto qui sotto).
Parte dell'armata sono stati anche il Nocino e il Genepy.
Per il Nocino vi rimando al blog di Norma - Madama Bavareisa - dal quale l'ho copiato pari pari (ottimo!) e per il Genepy ci ritroveremo in un altro post.





















Ingredienti per il liquore di liquirizia:
300 gr di liquirizia purissima
2 l d'acqua minerale naturale
500 gr di zucchero bianco
400 gr di zucchero di canna scuro
1 l di alcool a 95° specifico per liquori

-Frantumare la liquirizia in piccoli pezzi (questo ne faciliterà lo scioglimento) e metterla in una pentola con 1 l d'acqua.
-Sciogliere a freddo la liquirizia rimestando un paio di volte al giorno (potrebbero volerci dalle 48 alle 72 ore).
- Preparare poi lo sciroppo con lo zucchero bianco disciolto a freddo con l'aiuto di una frusta, nel restante litro d'acqua.
-Porre poi la pentola sul fuoco e portare quasi ad ebollizione.
-A questo punto aggiungere piano anche lo zucchero di canna sempre rimestando. Lasciare bollire lentamente per 10 minuti circa.
-Togliere dal fuoco, coprire e fare raffreddare completamente.
-Unirvi poi la liquirizia disciolta e portare il tutto ad ebollizione. Ragguinto il bollore alzare la fiamma quando si inizia a formare la schiuma marrone.
-Fare bollire schiumando per circa 5 minuti.
-Spegnere la fiamma e lasciare raffreddare e riposare per circa 24 ore.
-Unire infine l'alcol piano piano mescolando molto bene.
-Riporre il tutto in un recipiente sufficientemente grande (come un bottiglione o simili) e ricoprirlo in modo che il composto non prenda luce per i successivi 90 giorni.
Il luogo dovrà essere fresco (in cantina andrà benissimo) e occorrerà mescolarlo (squotendolo) ogni 3/4 giorni.
-Trascorso questo tempo procedere all'imbottigliamento in bottiglie anche trasparenti, ma conservare lontano dalla luce intensa.

E guardate che non scherzo! Vi aspetto per l'assaggio!!
Capisco che per qualcuno ci siano impedimenti geografici, ma... capiterà prima o poi che passiate da Torino, no?? :D

martedì 4 gennaio 2011

BUON ANNO !!!
E... indovinello... :)

Finite le frenesìe lavorative del periodo commercialmente più attivo dell'anno, rieccomi tra voi.
E intanto un altro Natale è passato e un altro inizio anno ci vede affacciarci ad esso con la solita tiritera che sia migliore di quello passato.
Sì, certo... sembra una retorica frase fatta, ma è quel che vi auguro di cuore.

Personalmente quando comincia un nuovo anno mi sento sempre come quando a scuola cominciavo un quaderno nuovo. Mi promettevo che quella volta sarebbe stato perfetto, senza cancellature, scritto in bella calligrafia e senza pagine strappate.
Inutile dire che pian piano i buoni propositi scemavano e che la realtà quotidiana (fatta appunto di cancellature, errori e pagine strappate) prendeva il sopravvento.
Per ora però sono in quella fase piena di promesse in cui apro il quaderno bianco di fronte a me e comincio a scrivere la prima pagina.
Comincerò con impegno e anche se strada facendo mi perderò un po' non sarà un dramma. In fondo chi vuole una vita perfetta? L'importante è che sia serena...
Che le cancellature servano per ricordarci gli errori, che le pagine strappate ci aiutino a fare meglio e che i giorni di brutta calligrafia ci ricordino che non tutti sono uguali e che sarà una gioia riscoprire che quello dopo, quando impugneremo ancora la nostra penna, tutto scivolerà con più armonia.

Vi lascio con questo indovinello...
Chi ci azzecca vince un assaggio! E mica è per dire... vi aspetterò qui da me con ciò che serve per degustare l'ingrediente misterioso.
Allora...?
COS'E'? :)